Intervista

Intervista a Fausta e le pietre

I segreti che legano l'arte alla bellezza

La chiamano "musunga", che vuol dire donna bianca in una delle lingue parlate in Kenya, patria adottiva e fonte di ispirazione di Fausta Viglialoro, creatrice di sublimi gioielli realizzati con gemme preziose. Perché questa scelta? Perché nei millenni le pietre perdurano intatte, trasformate o lievemente scalfite. Proprio come i grandiosi monumenti di cui il mondo è ricco, che ci testimoniano come l'arte in pietra sopravviva al tempo e ai suoi capricci. È questo senso di immortalità che la ha affascinata. Fascino ennesimato dall'unicità e dalla fierezza che racchiudono, dai colori variopinti e dall'energia che trasmettono. La stessa che la spinge ad orchestrare armonicamente oggetti di "Arte da indossare" - così definiti durante una trasmissione in Rai. Collane da esporre su una bella parete, se non esibite al collo. Proprio come un quadro. E in mostra le sue opere ci saranno davvero. Il 13 ottobre alla Bistrot Bovisa della Triennale si è festeggiata la nuova collezione "Fiori", con una presentazione sui generis: venti collane, venti modelle per valorizzarle, musica di sottofondo e buffet con specialità italiane.

Fausta, quando parli di pietre riesci a trasmettere quello che le tue creazioni rappresentano matericamente. Da dove nasce questo trasporto?
"Dalla mia storia. Già da bambina avevo una forte attrazione per tutti gli elementi della natura: terra, acqua, fuoco e cielo che, unendosi, danno origine a strepitosi elementi. Trascorrevo molto del mio tempo libero all'aria aperta e, spesso, in collina notavo le conchiglie intrappolate nella roccia. Allora mi chiedevo come fosse possibile questa fusione ad una simile distanza dal mare. È il fascino di questo legame che mi ha ispirata."

E crescendo ti sei innamorata dei gioielli!
"Non è stato così semplice. Io non riuscivo ad apprezzare i diamanti, l'oro e l'argento, che per me rappresentavano solo un valore economico. Seriali, anonimi e moltiplicabili, i preziosi non mi somigliavano."

E poi?
"Poi le pietre mi hanno scelta. Un giorno guardando una vetrina che le esponeva ho capito cosa avrei potuto indossare. E come trasmettere la mia passione. Non è il valore commerciale del materiale che conta, ma quanto esso riesca a plasmarsi su ogni singola donna rendendola unica. La storia che racchiude una pietra e la singolarità delle sue venature e dei suoi colori costituiscono una sorpresa ad ogni estrazione. Una volta estrapolata non la si incontrerà mai più, non si riprodurrà mai più nello stesso modo."

Il tuo è forte senso artistico o tecnica intrisa di creatività?
"Non ho studiato design. Ma ho avuto la fortuna di incrociare lungo il mio percorso di vita Armando Tanzini, grandissimo artista e per me forte guida spirituale. Lui mi ha portato a vedere un'arte diversa, fatta di materiali che ci dona la natura. Le sue opere sono fatte di mare, di alberi, di semi e di terra. Mi ha condotta in Africa, nel suo amato Kenya e da lì che ha avuto origine la mia bellissima avventura con "l'arte della seduzione delle pietre", materializzatasi nella collezione Myosotis."

Quali pietre usi? E quanto impieghi per realizzare una collana?
"Mi piace lavorare con la jade, l'angelite, l'amethyst, il quartz, la jasper, la aventurine, la bellissima agate, la obsidian, la delicata acqua marine, ma anche con il corallo e le perle. Mi giungono da ogni parte del mondo. Per accostarle, montarle e smontarle a volte impiego anche quattro giorni, comprese le ore notturne. Difficile stabilire le tempistiche. Spesso ho in mente una forma, ma poi cambia durante la lavorazione. È la pietra che decide, è lei che si fa scegliere, è lei che si auto-lavora. Ecco perché parlo di arte, perché ogni pezzo è unico. Ed è il gioiello finito a scegliere chi lo porterà. Come un'attrazione fatale."

Una tua collana può essere indossata per ritrovare il sorriso?
"Quando lavoro cerco sempre di creare un sogno. Il gioiello finito lascia le mie mani per abbracciare un altro corpo e diventare il suo sogno. Basta aprire lo scrigno, lui è lì per farci stare meglio e anche sorridere!"

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