Intervista a Fargetta

Un simbolo di Radio Deejay ci racconta la sua carriera da dj e produttore

Da tappezziere a Radio Deejay, con un futuro nel calcio ed una passione bianco nera, Mario Fargetta ci svela segreti ed illumina alcuni angoli oscuri della scena musicale futura.

Cosa vuol dire fare il dj?
"Fare il dj mi aiuta nel mio ruolo di produttore. E' una bella professione che ti permette di confrontarti con le persone e mi tiene aggiornato su quello che il pubblico vuole. Inoltre il dj set è un buon banco di prova per le nuove produzioni, è un'esperienza che ti dà la carica."

Com'è cambiata questa professione durante la tua carriera?
"L'apparecchiatura tecnica è cambiata, ma non trovo molto differenza tra i diversi formati, con l'avvento dei computer e del digitale è possibile fare molti più giochi durante la performance. La parte effettistica negli ultimi anni ha assunto un ruolo molto importante all'interno del set, però molti anni fa le canzoni erano più belle."

Come prepari la scaletta per il tuo dj set?
"Scegliere le canzoni è un bel problema, io vado molto a sensazione. Non preparo mai il set prima, arrivo al locale vedo il pubblico in pista e decido di conseguenza."

Si è parlato di una sorta di rinascita dei club, credi sia vero?
"E' vero che i club si sono ripresi, però non si è ancora ricreato il periodo bello di 15 anni fa. Oggi ci sono molte più situazioni alternative alla disco e inoltre ci sono delle leggi, come il fatto del volume della musica, che la prendono di mira. Comunque, a livello musicale, si sta aprendo un momento d'oro con la musica elettronica, perchè si adatta molto bene alla melodia."

Qual è la cifra stilistica del tuo modo di fare musica?
"Bisogna fare canzoni. Una bella canzone è quella che rimane impressa."

Che tipo di ricerca c'è dietro ai brani e come li costruisci?
"Parto sempre ascoltando pezzi vecchi, poi vado in studio con un musicista e ci lavoro sopra, cercando di scrivere belle canzoni."

Qual è la tua ricetta per fare un buon remix?
"Alla base di un remix ci deve essere una buona idea. Bisogna stravolgere l'originale e costruirci sopra. In questa operazione devi avere molto intuito e molta fortuna."

E' possibile capire da subito se una melodia avrà successo nei club?
"Capisci di avere azzeccato la melodia giusta se provi un'emozione positiva, di allegria. Ma ci sono canzoni che, solo dopo vari ascolti, fanno vedere le loro potenzialità."

Quali classifiche contano per valutare l'apprezzamento del pubblico?
"Premetto che l'Italia non conta niente, in Gran Bretagna se finisci in classifica hai una mole di lavoro importante, ti chiamano molti club. Gli Stati Uniti hanno un'altra grande fetta di mercato, ma anche la Francia mi ha aiutato molto."

Qualche nome da tenere d'occhio?
"Sicuramente i Crookers e Alex Gaudino, un mio amico su cui faccio molto affidamento. Tra i già affermati Benni Benassi, che ha aperto il concerto di Madonna a Roma. Ci sta rappresentando molto bene a livello mondiale."

Un disco del passato e uno del presente che non lasci mai a casa?
"Tra quelli recenti Eric Prydz Pjanoo e, dal passato, i lavori Frankie Knuckles."

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