Intervista a Equ

I colori musicali del viaggio attraverso la curiosità

Non lo so, ma mi piace l'idea...l'idea di averli incontrati e di non avere fatto una semplice intervista, ma passato un'ora tra amici a chiacchierare, a ricordare i bei tempi andati, quelli dell'infanzia. Del resto siamo quasi coetanei io e gli Equ. Ho trovato tre di loro ad aspettarmi al VI piano di un palazzo del centro, alle Edizioni Musicali Accordo. Entro nella stanza e mi accolgono con dei bei sorrisi, capisco subito che sarà una piacevole intervista. L'aver partecipato allo scorso San Remo non sembra aver dato loro alla testa, tutt'altro!

E adesso che è quasi mezzanotte e il vecchio giorno sta cedendo il posto ad un nuovo sole assonnato, eccomi qui, ancora una volta a cercar di dar forma a quelle parole, dette tra noi. Dopo la mia lezione di flamenco, con a fianco un bel vaso di Nutella, eccomi qui a tentare di farvi toccare gli Equ, attraverso le parole di Gabriele Graziani (voce), Vanni Crociani (tastiere) e Alessandro Fabbri (basso).

Nella marea di gruppi musicali presenti oggi, perchè un giornalista dovrebbe intervistare proprio voi. Dovete convincermi che vale la pena essere qua... Ovviamente li sto provocando e ghigno.
Risponde Gabriele: "Per l'originalità dell'Album che è assolutamente nostro. Le canzoni spaziano attraverso i generi, non si fossilizzano su di uno soltanto. Vi è molta sperimentazione e, a seconda della musica che necessitano le parole, si compone di conseguenza. Ci sono testi che esigono una musica pop, altri una rock e altri un'altra ancora. Quando si lascia spazio all'improvvisazione ci allarghiamo anche a un rock più sperimentale. Definirei il nostro Album composto da tanti colori. E' un percorso, un viaggio."

Allora nascono prima le parole per gli Equ?
G.: "Sì, prima nasce il testo e questo ci consente una maggior libertà compositiva. Io scrivo ovunque e sempre, soprattutto in viaggio. Pure in auto prendo dei fogli e scrivo, scrivo. Quando ci sono le parti scritte, passo il tutto a Vanni che compone la musica, dando l'intelaiatura e una struttura particolare. Non sforniamo però troppe canzoni insieme, siamo nella media di due ogni tre mesi, poichè dietro vi è una costante ricerca, accompagnata certamente dall'istinto con cui si scrive. Scrivere è come mettere l'istinto in una gabbia, diventa ragionato."

Quindi la ricerca è molto importante per voi...
G.: "La ricerca è senza limiti di genere, sia per quanto riguarda i testi che per gli arrangiamenti. L'arrangiamento è un grosso lavoro e noi siamo minimalisti in questo. In studio, poi, avviene un'altra ricerca, sperimentando diversi modi di registrare il suono, sempre per far risaltare il testo. In un brano, per esempio, abbiamo lasciato solo piano e voce, per ricreare quell'intimità che c'è tra due persone."

Cos'è dunque la forza degli Equ?
Vanni: "E' la ricerca, non per l'ansia del diverso a tutti i costi, ma per il fatto che non siamo troppo vicini a un unico genere che ci limiti."

Non credete che spesso la gente abbia bisogno di limitare, di etichettare le cose per capirle?
G.: "Già, è vero. Noi non poniamo limiti alle nostra musica, agendo sempre con sincerità anche nelle contraddizioni musicali. L'Album è fatto per essere ascoltato più volte e per scoprire ogni volta qualcosa di nuovo."

Quanto tempo avete impiegato per registrare il disco?
G. : "Chi partecipa a San Remo fa uscire il Cd subito dopo, noi no...esce ora. Abbiamo allargato i tempi registrando tra Genova e Varese...avevamo bisogno del silenzio del mare."

Passiamo alle domande più sperimentali...Cosa influenza di più la vostra musica, nel quotidiano o cosa vi fa stare davvero bene?
G.: "Il quotidiano quando non è più quotidiano. Se esci da una situazione familiare e la guardi con altri occhi, questa ti sembra nuova. La chiave di tutto è la curiosità, lo stupirsi ogni giorno. La musica fa parte di me sempre, è un percorso per conoscerti e capire le evoluzioni della personalità. Non che sia un lunatico, intendiamoci...ma mi metto sempre in discussione."

V.: "Mi fa stare davvero bene la sensazione di quando mi siedo al pianoforte e non so ancora cosa nascerà. Mi sento come un pittore davanti alla tela bianca, pronto e dipingere il mio umore."

Da quando vi conoscete?
Alessandro: "Da quando eravamo all'asilo, tutti. Sai, il nostro paese, Santa Sofia (Forlì), è molto piccolo e ci lega un grande amicizia."

G.: "La sensazione di vivere in una piccola realtà un po' è piacevole, ma poi ti senti stretto. Però ti consente di concentrarti su cose che in una città come Milano disperderesti. Stare in un paesino è quasi come essere in un Truman Show, dove si sa tutto di tutti; ci stai bene dentro, sentendo però il bisogno di uscire."

Facciamo un gioco...Tornate bambini per un attimo e ditemi a cosa vi piaceva tanto giocare.
G.: "Io mi fermavo con l'attenzione su un oggetto e lo facevo diventare un altro. Oppure mi trasformavo nell'uomo ragno e mi arrampicavo in casa. Non sono mai caduto, mia sorella invece sì..."

V.: "Io adoravo giocare coi Lego. Costruivo macchine, ma soprattutto navicelle spaziali. Ora invece "odio" lo spazio, visto dallo spazio."

A.: "E io giocavo coi pensieri..."

Inventatemi una storia così, adesso.
"C'è una persona che sale in un ascensore schiaccia la T e scende giù, ma l'ascensore non si ferma al pian terreno...va giù, sempre più giù finchè non scompare nel buio..."

E si scoprì che la T non era quella di "Terra", bensì della parola "The End". Be', verrebbe un bel video.

Già che siamo in tema di ricordi infantili si parla di fiabe, di mangiadischi arancioni, di cantastorie e, come se mi avesse letto nel pensiero, Vanni si alza, scopre il pianoforte a coda e lo colora leggermente di musica.

Poi ci avviamo di nuovo verso la città, saliamo sull'ascensore, Gabriele pigia la T e...no, non sprofondiamo nel buio! Passeggiamo insieme finchè le nostre strade non si dividono. Loro sul tram 24 ed io sul 3.

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