Intervista

Intervista a Enzo Iacchetti

L'attore cremonese ci parla in anteprima del suo nuovo spettacolo "Un Virus nel sistema"

Enzo Iacchetti sbuca fuori da una tenda della hall del teatro Manzoni, che ospita il suo nuovo spettacolo dal 10 maggio al 5 giugno. Ci regala una delle sue facce comiche mentre i fotografi si precipitano a fare scatti. Sono in corso gli ultimi preparativi per la prima milanese di Un Virus nel sistema di Richard Strand, adattato dallo stesso Iacchetti assieme al regista Massimo Navone. Milanodabere ha incontrato in anteprima l’attore cremonese.

Iacchetti, mentre le altre produzioni teatrali puntano sui classici, lei sceglie un testo contemporaneo. Non è rischioso?
“Chi fa il mio mestiere rischia sempre. Senza dubbio lavorare sulla drammaturgia contemporanea ci aiuta a riflettere sull’oggi. La vicenda si svolge in un’azienda. Ci sono diversi rimandi al caso Parmalat”.

Nel testo di Strand siamo a metà strada tra l’assurdità del teatro beckettiano e la visione apocalittica dell’Orwell di “1984”. Chi altro le è venuto in mente?
“Lavorando a questo spettacolo ho pensato soprattutto alla farsa, quella che ingloba anche il teatro di Dario Fo. Modellando Dennis, il mio personaggio, mi è venuto in mente il tenente Colombo”.

Quale responsabilità sente nell’adattare un testo di un autore straniero?
“Spulciando tra quelli italiani non ho trovato niente di interessante. Mi è capitato tra le mani questo e l’ho trovato molto bello. Ci sono dei ruoli che interpreto meglio. Sviluppando il mio personaggio su una certa linea, mi sono sentito molto vicino a lui. Certo, dipende da caso a caso. Quando ho portato in teatro Provaci ancora Sam di Woody Allen, mi avevano detto che non avrei mai potuto fare quel personaggio perché Allen lo aveva scritto per sé. Poi le cose sono andate diversamente”.

Tra castelli, ristoranti e fattorie della musica, la televisione mi sembra moribonda. Lei utilizza il teatro come depuratore?
“Faccio teatro perché è una passione che mi accompagna da ragazzo. La televisione è un’altra cosa. Ai miei primi spettacoli venivano i parenti. Quando il pubblico pagante è arrivato credevano di sentire le cose che dico in televisione. Hanno trovato altro. Molti sono andati via. Quelli che sono rimasti, ne sono usciti entusiasti”.

Per quanto riguarda Striscia la notizia, c’è qualcosa all’orizzonte? Non pensa che l’azienda  di recente abbia pensato troppo all’audience piuttosto che ad un riconoscimento nei confronti suoi e di Greggio?
“Mi sento spesso con Antonio Ricci. Per il momento tutto tace. L’azienda è troppo impegnata a fare acquisti dalla concorrenza per la prossima stagione. Io ed Ezio siamo una coppia fondamentale per il mondo (sorride). Tra noi e l’azienda c’è un semplice rapporto lavorativo e non credo ci sia bisogno di un riconoscimento. Il vero riconoscimento ci viene attribuito dal popolo di Striscia, che alla fine è molto integralista”.

di Rosario Pipolo

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