Intervista a Enrico Casarosa

Ha disegnato lo storyboard di "Up", ultimo successo Disney - Pixar da qualche giorno in DVD e Blu-ray

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Fresco di vittoria agli ultimi Golden Globes (miglior film d'animazione e miglior colonna sonora), Up è - per incassi - il secondo film Disney-Pixar, secondo solo a Alla ricerca di Nemo. Per il lancio del DVD e Blu-ray, casa Disney ha invitato uno degli artefici del lungometraggio: Enrico Casarosa. Genovese, vive negli USA da quasi vent'anni, ha curato lo storyboard di Up.

Cosa significa realizzare lo storyboard di un film come Up?
"Lo storyboard è semplicemente la visualizzazione della storia, una sceneggiatura disegnata. A fare la differenza dal fumetto è il montaggio e il supporto: in Pixar non usiamo più la carta, ma uno schermo digitale. Si lavora in team di cinque o dieci persone che, affiancate dal regista (nel caso di Up, Pete Docter, ndr), disegnano delle scene con lo scopo di far capire cosa è più efficace per mandare avanti la storia. Facciamo brainstorming in continuazione, creiamo il film come se fosse una scultura, producendo molto ma scartando tanto".

Up è il primo film in 3D della Disney-Pixar: il tuo lavoro è stato diverso rispetto a film in "2D" come Ratatouille, a cui hai lavorato?
"No, affatto. Pixar segue una linea precisa per i suoi film in 3D: i registi non pensano storie più funzionali a questa tecnologia, non cercano strategie per inserire nella storia un escamotage perchè un personaggio allunghi una mano e infili un dito nell'occhio dello spettatore! Questi espedienti portano fuori dalla storia".

Credi che, a differenza del passato, ora il 3D sia entrato nella storia del cinema per non uscirne più? Oppure tramonterà come una moda?
"Durerà a lungo, questo sì. Non ho ancora visto Avatar - con una figlia piccola non è semplice andare al cinema... - ma Coraline o lo stesso Up in 3D mi hanno convinto. Ora si possono vedere film in 3D anche in tv (il primo della Disney a venire distribuito in questo formato sarà A Christmas Carol, nel 2010): anche l'home entertainment sarà rivoluzionato. Se questa tecnologia fa andare più gente al cinema, ben venga, ma io credo che a far funzionare un film sia prima di tutto la storia".

E perchè la storia di Up funziona?
"Perchè è un film d'animazione legato alla realtà ed è in grado di emozionare da subito. Il regista del film è andato a far concertini nelle case di riposo per studiare da vicino gli anziani, visto che il protagonista è un vecchietto! La fantasia parte da un duro lavoro di ricerca sulla realtà. L'emozione poi è essenziale: tutti sapremmo costruire una storia che va da A a B a C... ma senza sentimento non avremmo una ragione per stare ad ascoltarla".

Enrico, sei nato a Genova, ma hai studiato a Milano. Che ricordo hai di questa città?
"Ho studiato allo IED di Milano quando ancora non sapevo cosa volevo fare della mia vita. Il disegno era la mia passione, ma non capivo ancora in che ambito. Se penso a Milano mi torna alla mente il suo fascino grigio e un amore andato storto, complice il servizio militare che mi allontanò dalla città. Al termine del quale, feci fagotto e andai in America".

Ti sei mai chiesto che cosa sarebbe stato di te, se fossi rimasto in Italia?
"Non lo so. Immagino che ora vivrei gli stessi problemi dei miei amici ed ex compagni di studi, disegnatori che alternano periodi di intenso lavoro ad altri in cui tutto langue e il mercato si ferma. Del resto, gli echi della situazione italiana, critica come per molti altri paesi, arrivano anche a San Francisco, dove vivo".

Enrico Casarosa ora sta lavorando a Cars 2, al cinema nel 2011. La Pixar gli ha affidato la regia di uno dei corti che accompagnerà il film: il progetto è top secret. Basti sapere, per ora, che per confezionare un corto di cinque minuti, occorre quasi un anno di lavoro.

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