Intervista

Intervista a DiMartino

"La nostalgia è un riparo dalla stupidità". Al Magnolia avanguardia d'autore made in Sicily

"Artigiani del vintage sulle nostre Panda", così ha cantato DiMartino sul palco del Magnolia il 6 marzo. E potrebbe essere un'idea per definire un artista che sfugge dalle definizioni, un po' per genuina ecletticità, un po' per filosofia stilistica. La Panda come gli occhiali di Pasolini, i fustini del Dash e la banda in piazza. L'immaginario di DiMartino è fatto di suoni armoniosi e colori sgargianti ormai impolverati dal tempo. Ma anche di nostalgia, di nichilismo e di lirica del fallimento. Riproporre e reinventare la raffinata tradizione cantautorale italiana: sembra proprio questa l'estetica di Cara Maestra abbiamo perso (Pippola Music), album d'esordio del palermitano Antonio Di Martino (con ospiti del calibro di Cesare Basile e Vasco Brondi), già oggetto di lusinghiere critiche. Dal vivo Tenco e De Andrè (La ballata della moda, Giugno '73) rivivono in arrangiamenti caleidoscopici e i brani sfruttano concertine e carillon per originali evoluzioni melodiche e qualche azzardo in chiave prog (La Lavagna è sporca). Synth e campionamenti ma anche diamonica e chitarra acustica. DiMartino è l'evoluzione "al singolare" dei Famelica, già sul palco di Italia Wave e del concertone del Primo Maggio con gli attuali compagni Simona Norato e Giusto Correnti.

Nuovo nome, nuovo stile, nuove sonorità. Allora Antonio, alla fine è questo che vuoi fare "da grande"?
"No in realtà da grande voglio fare il pilota di astronavi! Mi piace mettere continuamente in discussione tutto, cambiare rotta di continuo. Forse è proprio questo che mi ha fatto sopravvivere più di dieci anni nel disastrato mondo musicale italiano: quando ascolto le mie prime canzoni penso a quanto sia stato divertente il viaggio".

Il tuo è un disco sulla sconfitta. Ma in qualche modo è propositivo. Quale aspetto è destinato a prevalere? Riuscirà il cameriere Pasquale, nella vostra cover di Tenco, a non finire come il collega Antonio, schiacciato dai poteri forti del consumismo?
"Io vedo già Pasquale... chissà come starà male coi pantaloni a strisce gialle e nere": citando Tenco, purtroppo il cameriere Pasquale ha già fatto la fine di Antonio. Mi piace però pensare che ci sia sempre tempo per rimediare. In qualche modo la mia generazione sta già rimediando agli sbagli fatti dalla generazione precedente. In questi anni abbiamo assistito al trionfo della nostalgia trattandola come un riparo dalla stupidità di certe facce super fotogeniche. Per questo la felicità ho voglia di cercarla nelle mutande di Francesca o nella banda in piazza, perche questi sono elementi veri, tangibili, nostalgici fino allo svenimento".

Credi che sia possibile cambiare la società, cambiando la musica?
"Io non credo che la musica possa essere in grado di cambiare la società, almeno non in questo periodo storico. Non credo che una canzone di DiMartino possa fare cambiare delle leggi o smuovere la coscienza di chi gestisce una fabbrica. La rivoluzione della canzone che si sta attuando è ancora molto piccola ma è destinata sicuramente ad avere un lungo percorso. Quello che è certo è che la gente segue i concerti. Alcuni cantautori come Basile, Brondi, Brunori, Dente riempiono teatri e vendono dischi. È sicuramente un buon segno".

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