Intervista a David Copperfield

Il grande mago incanta Milano per tutto un weekend. Sogni o illusioni? E' la sfida dell'intelligenza...

GRAND ILLUSION - Milano è tornata a sognare per tutto un weekend con i sette show del mago più famoso del pianeta. David Copperfield ha regalato al pubblico del Datchforum più di cento minuti di grande performance con An Intimate Evening of Grand Illusion. Tra il pubblico incuriosito c'erano anche diversi volti del mondo dello spettacolo: da Emilio Fede a Susanna Messaggio. A dodici anni di distanza dall'ultima tappa milanese, l'illusionista del New Jersey ha puntato su uno show interattivo dove al centro c'era il pubblico. Copperfield è stato un ottimo istrione, ha gigioneggiato, scherzava con le sue cavie. Anche questa volta le sfide erano molteplici: attraversare una lastra di acciaio solido, predire i numeri della lotteria, giocare con uno scorpione africano, andare in un batter d'occhio in un'isola delle Bahamas, far apparire e scomparire oggetti e persone.

L'INTERVISTA - David Copperfield è una persona pacata, tranquilla, disponibile. E' stata una bella occasione fare quattro chiacchiere con lui nella conferenza stampa di presentazione dello spettacolo.

Signor Copperfield, quale è l’essenza di questo nuovo show?
"I sogni della gente. Alla base di tutto c'è un'indagine sui sogni delle persone".

Quale è la linea di confine che separa il miracolo dalla magia?
"Sono due situazioni diverse. La prima magia è quella di credere nei sogni".

Quali sono i suoi sogni?
"I miei sogni sono quelli di tutti: salute per tutti e pace nel mondo. Se ci fosse una magia per realizzare tutto questo, sarei davvero contento. La migliore parte della giornata è quando riesco a realizzare i sogni degli altri".

Dopo la tragedia dell’11 settembre, cosa è cambiato nel rapporto degli americani con le modalità del sogno?
"La magia riscuote consensi generalmente quando la gente sprofonda nei problemi. Le persone hanno bisogno di sognare tanto. Persino uno scienziato come Albert Einstein aveva delle illusioni perché senza illusioni non si potrebbe campare. Avverto una differenza dopo l'11 settembre. Le reazioni degli americani sono diverse. Ho visto i newyorkesi più disorientati. Io non sono il classico mago da trucchi. Nei miei spettacoli interagisco molto con il pubblico, facendo ridere, piacendo, solleticando le emozioni delle persone".

Mi parla del progetto Magic?
"Il progetto Magic è riconosciuto a livello medico ed aiuta i pazienti a riacquistare  la destrezza nel movimento delle mani. Ho iniziato a lavorarci venticinque anni fa e l'ho sviluppato con un'equipe di trenta medici. Il programma viene utilizzato in 1.000 ospedali, localizzati in trenta paesi diversi".

Lei ha lavorato con Francis Ford Coppola. Cosa farebbe se le proponesse un film su David Copperfield e cosa vorrebbe come prima sequenza della pellicola?
"Intanto direi di sì. Per quanto riguarda la struttura, non lo so perché ho lavorato con lui a teatro e quindi non saprei come si muoverebbe. Coppola è un regista che si concentra sulla sceneggiatura. La mia vita non è ancora finita. Io mi sento ancora bambino e quindi non saprei proprio da dove potrebbe cominciare un film su di me".

Un sogno nel cassetto...
"Cantare. Sarebbe una grande illusione. Se cantassi, il pubblico scomparirebbe (ride)."

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