Intervista a Dario Fo

Il grande affabulatore festeggia il decennale del Premio Nobel con un nuovo, scomodo libro: "Gesù e le donne"

Dario Fo ha passato gli ottanta ma resta un fanciullo nell'animo. Con grandi energie si è cimentato in un'opera importante per mole di lavoro, Gesù e le donne, dove - infischiandosene di eventuali polemiche (come sempre) - offre una visione alternativa dei Vangeli, supportando le sue tesi con un lavoro di ricerca molto lungo e impegnativo. Si può amarlo o detestarlo, ma le sue posizioni non lasciano mai indifferenti, costringono a prenderne una propria e questo fa la differenza.

Ha appena dato alle stampe Gesù e le donne, il cui lavoro l'ha impegnata duramente. Un libro destinato a sollevare polemiche. Come le è venuta l'idea?
"Sono molto orgoglioso di questo lavoro, a cui lavoro praticamente da 50 anni, anche se è stato il libro di mio figlio Jacopo Gesù amava le donne a darmi ispirazione. In un certo senso gli ho rubato un'idea, ma è un buon segno, per lui: da quando si rubano le idee a figli stupidi?"

C'è un aspetto di Cristo che vuole sottolineare particolarmente?
"Gesù era un affabulatore che parlava in piazza, agiva in piazza e grazie alla piazza. Inoltre era un po' come quegli artisti che girano di città in città con lo stesso spettacolo, Lui invece faceva discorsi riuscendo a tenere l'attenzione di folle enormi, grazie all'improvvisazione, al linguaggio del corpo e gesti pantomimici. Tra l'altro quelle folle erano composte almeno per la metà da donne, che si portavano dietro i bambini."

Già, le donne, anche a loro è dedicato il libro...
"Gesù era molto più generoso verso le donne di quanto non lo fossero i suoi apostoli. Si trovano testimonianze di questo nei Vangeli, anche in quelli apocrifi e nelle immagini, dipinti e affreschi che con cura ho cercato e inserito nel libro. Per tornare alle donne, si muovevano secondo la struttura sociale tipica del Mediterraneo in quel periodo, come le mondine della Lomellina, sempre insieme, in massa, uguali precise. Gesù era contrario alla famiglia così come la intendiamo noi oggi, luogo dove la donna viene mortificata. Anche in questo sta il carattere ribelle dei Vangeli."

A dieci anni dal Suo premio Nobel, quest'anno una donna ha raccolto il suo testimone. Doris Lessing, scrittrice con a cuore, tra le altre, la causa dell'emancipazione femminile. Vuole esprimere un pensiero su questa autrice?
"L'inglese? E' una donna impressionante per la libertà dei modi d'espressione che usa, una dura contestatrice della condizione di sottomissione della donna nella contemporaneità. Le sue idee emergono forti e chiare nei suoi libri."

Si dice che dietro ad un grande uomo ci sia sempre una grande donna. Lei sta con Franca Rame da sempre, com'è il vostro rapporto?
"Franca è la mia coscienza. Al contrario delle donne di molti letterati e intellettuali, non si limita a pendere dalle labbra degli uomini che hanno sposato. Franca mi contraddice anche duramente. E poi ha un senso straordinario dell'impianto teatrale e della sintesi, dà molta importanza all'essere diretti. E' il mio terrore quando dà il suo parere su quelo che scrivo."

Lei ha passato una vita a Milano, l'ha vista cambiare sotto i suoi occhi, oggi come la giudica?
"La situazione è disastrosa, ma è così in tutta Italia. La crisi è ovunque ed è quella per cui è impossibile smuovere questa società gonfia e soddisfatta del suo benessere. Quando mi sono impegnato attivamente per migliorare lo stato delle cose alle passate elezioni comunali pensavo di poter fare qualcosa per far capire alla gente la necessità di un intervento, sugli spazi in particolare. Mi sarebbe piaciuto creare delle isole di sgombero, svuotare il centro. Invece il mio progetto è stato ignorato non solo dai partiti politici che oggi guidano la città - ovviamente, ma anche da quelle forze che avrebbero dovuto sostenermi. I nocchieri stanno guidando questa città alla deriva senza che se ne rendano conto loro stessi."

Se qualche nocchiere è all'ascolto lo preghiamo vivamente di prendere la giusta direzione per non andare dritti alla deriva. Ma per non lavarcene le mani sarebbe forse il caso di fermarsi a pensare a quella "società gonfia e soddisfatta"... ma a chi avrà mai voluto riferirsi? Mah, Mistero Buffo...

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