Intervista

Intervista a Dario Ballantini

Pericolo di sorte... Ecco a voi un trasformista degli stati d'animo, un po' metafisico, un po' cubista, un po' metropolitano

Quali domande esistenziali porranno mai i suoi personaggi che si muovono come alieni fra le linee della metafisica metropolitana di De Chirico, plasmati con l'occhio cubista di Picasso e dalle morbide rosse afro-bocche? Pericolo di sorte... lui è Dario Ballantini, il noto trasformista comico della Tv, che nell'animo è un artista eclettico e dedito alla pittura. L'abbiamo incontrato alla Rizzoli di Galleria Vittorio Emanuele, prima della presentazione del catalogo che raccoglie le sue opere, In arte: Dario Ballantini (1980-2006), edito da Silvana Editoriale. Ed ecco cosa abbiamo scoperto.

Dario, ci racconti come è stato il tuo approccio all'arte, fin da bambino? Se ti ricordi, qual è stato il tuo primo disegno?
"Essendo di Livorno sono da sempre stato influenzato da Macchiaioli, post Macchiaioli e Modigliani, il pittore italiano maledetto per eccellenza. Respiravo l'arte poichè anche mio padre e i miei zii dipingevano e mi iscrissi al Liceo Artistico. Mi piaceva dare vita anche a fumetti e il primo disegno che feci alle elementari ritraeva dei cortei di protesta in bianco e nero con delle bandiere rosse."

Il rosso balza all'occhio nelle bocche carnose dei tuoi personaggi. Ha qualche significato particolare?
"Uso spesso il rosso, ma non so di preciso perchè. D'istinto è un colore che mi attrae, comunica amore, ma pure ferita. La carnosità delle bocche invece può voler dire bontà d'animo."

Queste bocche sono il particolare più tribale dei tuoi quadri, il legame con la tribalità e con l'arte di strada. I tuoi personaggi appaiono inquieti e desiderosi di risposte, circondati dal caotico mondo metropolitano. Anche tu ti senti così?
"Sì, da quando avevo 4 anni l'inquietudine mi accompagna, forse per la vicinanza che avevo con mio nonno che, data l'età, era divenuto un po' agnostico. La vita è un controsenso, come lo è il cubismo che, oltre ad essere una corrente artistica, mostra i differenti punti di vista di una cosa. Così è l'esistenza, come l'impalcatura di un quadro."

Cosa ne pensi dei graffiti? Per esempio, salvaguarderesti anche tu quelli del Leonkavallo di Milano, come opere di Belle Arti?
"Mi piacciono i graffiti e la mia arte si ispira anche ad essi. Magari non li metterei sotto tutela dei Beni Culturali, ma sicuramente non li farei coprire o abbattere."
 
Traendo spunto dal titolo di una tua opera, chi è l'Alieno nella nostra società?
"Alieno è chi è convinto che vi sia un perchè per tutto e continua a cercarlo. Oggi abbiamo tanti segnali che danno troppe possibilità e si attua così un Pericolo di sorte (Altro titolo di sua opera, ndr)."

Pensando ad un altro tuo dipinto, che suono ha una Musica nella notte?
"Ha il suono del silenzio. Il silenzio fa uscire tutte le compressioni della giornata."

Secondo te, chi sono gli artisti italiani più folli?
"Direi De Chirico nel suo periodo metafisco, Schifano nel periodo gestuale e Sironi per l'espressionismo."

E chi ha saputo ritrarre più nell'intimo l'anima di una donna?
"Il mio conterraneo Modigliani. Fra l'altro ho da poco rivisto il film sulla sua vita I colori dell'anima. Molto bello.

Cosa cambieresti nella concezione dei rapporti interpersonali di oggi?
"L'impossibilità apparente di potere fare le cose insieme. Sarebbe bello se non fossimo soli. Cambierei l'effimero."

Che posto ha l'arte nella nostra Tv?
"Purtroppo ha poco spazio, ma per un errore di confezionamento dei programmi. Credo che alle persone potrebbe interessare vedere un programma che, con un linguaggio accattivante, le faccia avvicinare al mondo dell'arte."

Salutiamo Dario e nasce spontaneo il nostro invito ai lettori di curiosare fra le sue creazioni, in mostra fino al 14 aprile ad Artesanterasmo, Via Cusani 8, Milano.

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