Intervista

Intervista a Daniele Davoli

Le curiosità di un Dj italiano a Londra

Viso simpatico, battuta pronta, davanti ad un tè verde in un sushi bar del centro della Milanodabere, Daniele Davoli ci racconta un po' di sè, prima della serata Lust Minute che lo vedrà come ospite al Gasoline. Il Dj produttore di Reggio Emilia, trasferitosi ormai a Londra, nel cuore tiene i suoi affetti e i tortellini della mamma.

Daniele, come hai scelto di fare il Dj da grande?
"Mi considero un musicista mancato per pigrizia... a fare il Dj si faceva prima. Comunque il mio sogno sarebbe stato quello di suonare il piano, scrivere delle canzoni e cantare. Quando avevo 14 anni la discomusic prese il sopravvento sulla musica suonata dal vivo e poi, vedendo il successo che i Dj avevano con le ragazze, ho tratto le mie conclusioni. Sai, a quell'età sono cose importanti!"

Ti ricordi qual è stata la tua prima conquista amorosa da Dj?
"Eh, no... ricordo che le ragazzine si avvicinavano a me alla consolle, ma credevo lo facessere perchè piaceva il mio aspetto, non per il mio ruolo." Ride.
 
A quanti anni hai comprato il tuo primo disco e qual era?
"Avevo 7 anni e mi lasciai influenzare dagli amici del cortile. Era un 45 giri della Bottega dell'Arte. Poi, più avanti, comprai "Made in Japan" dei Deep Purple."

Che differenza sostanziale c'è tra un musicista e un Dj?
"Sono due mondi completamente diversi. I musicisti e i cantanti hanno un loro repertorio di brani originali e con carisma devono intrattenere il pubblico, che si presume conosca già i pezzi. Quindi essi hanno un'idea di chi avranno di fronte. Invece il Dj non conosce il pubblico che prenderà parte alla sua serata. Bisogna essere un po' psicologi per guidare la gente in un viaggio per diverse ore. Il Dj deve spronare chi lo ascolta. E' un continuo tira e molla di impulsi. Il bravo Dj riesce a trasportarti suonando la musica di altri. Certo, la scelta dei dischi, si fa in base a chi ci si trova di fronte."

Cosa hai trovato a Londra che in Italia non c'è?
"Il senso della normalità e del pudore. Lì, le persone si vergognano delle proprie manchevolezze, se scoperte. C'è il rispetto anche per le piccole regole quotidiane della società, come fare la fila agli uffici pubblici. In Inghilterra la rivoluzione culturale c'è stata davvero in passato, tagliando il cordone ombelicale col Vaticano. Non c'è una realtà uniformata, ma ognuno ha la sua individuale. In Italia sembra che si debba per forza apparire e tante persone si ostinano ad indossare maschere di facciata. Bisogna invece raschiare la superficie per vedere cosa c'è sotto."

Qual è la tua colazione tipo?
"Non manca mai il tè. Poi mangio del salmone affumicato con avocado e caprino. Faccio una passeggiata sul Tamigi e guardo le anatre nuotare."

E il regalo più particolare che hai fatto ad una ragazza?
"Mmm... un vibratore ad una mia ex. L'ha gradito molto, dato che si era appena rotto il suo."

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