Intervista a Damiano Fiorella

L'ex musicista dei Monopolio di Stato ci parla della sua partecipazione alla scorsa edizione di X Factor e delle contraddizioni del mercato discografico

Sorseggiamo un buon calice di vino rosso nella cantina accogliente di Cibo & Vino. Damiano Fiorella è umile e schietto. Strano di questi tempi per un musicista. Impugna la chitarra, mi strimpella alcuni accordi di Anima, il singolo che ci ricorda la sua partecipazione all'edizione 2009 di X Factor. Poi mi racconta di una cena improvvisata con De Andrè e Dori Ghezzi e mi fa sentire un pezzo di Faber. Io attacco bottone e così un bell'incontro diventa un'intervista spontanea.

Damiano, com'era la Milano musicale dei tuoi esordi, quella degli anni '90?
"Come oggi, pochi soldi e pochi spazi per i musicisti. Era il periodo della realtà underground, quella proprio sottoterra, perché spesso le sale erano ricavate dalle cantine. Mentre in superficie cominciava il tramonto della vecchia guardia milanese, ci illudevamo che l'innovazione arrivasse dal sottosuolo. Un bluff. Troppe energie sono state sprecate in progetti commerciali, come volevano le gradi case discografiche. Alcuni musicisti e autori vorrebbero far pensare, ma preferiamo che ci intrattengano come al supermercato".

Parliamo dei Monopolio di Stato e della loro avventura musicale...
"Siamo nati nel '96 e, come tutti i progetti liceali, ambivamo a successi mondiali e a conquistare le ragazzine. Concorsi persi o vinti, poi dal 2002 con l'acquisto di un furgoncino ci siamo buttati nelle tournée. Abbiamo suonato per otto anni tra marciapiedi, carretti agricoli e grandi palchi, finché quattro anni fa ci è toccata l'apertura del concerto dei Negramaro e di Sting a Milano. L'umanità e il rispetto reciproco ci hanno tenuti uniti, anche se due anni fa abbiamo deciso di scioglierci. I soliti problemi economici".

Sei stato uno dei protagonisti della passata edizione di X Factor. Quanto devi al talent show?
"Più che ad X Factor devo molto alla mia gavetta, alla storia che ho condiviso con altri musicisti e a tutta quella scuola che mi ha tenuto con i piedi ben piantati a terra. Il talent è stato sicuramente una vetrina importante che ha divertito a casa, ma che a livello musicale non ha aggiunto molto al mio bagaglio. Il rischio è sempre uno, quello di far venir fuori il personaggio più che l'anima del musicista".

Qualche pagina dal tuo diario...
"Ricordo con tenerezza quando Francesco De Gregori, dopo una chiacchierata nel camerino di Morgan, mi trovò vestito di bianco in sartoria e mi disse che gli ricordavo un gelataio morto, invitandomi a vestirmi di viola".

Chi vincerà l'edizione 2010 di X Factor?
"Sono stato all'ottava puntata e mi piace molto Nathalie, perché ha una timidezza che esprime con la camminata o con alcune espressioni del corpo, e una forza vocale che non può lasciare indifferenti. La trovo genuina e umile. Nevruz rischia molto. Non mi sembra sincero il suo personaggio e il suo ammiccare alla telecamera a volte (non durante l'esibizione solitamente) credo sia un segnale della sua strategia".

Come vivi le contraddizioni del mercato discografico di oggi?
"Non vedo l'ora che si estingua quel sistema che ha creato un oligopolio negli ultimi dieci anni, che detta e condiziona in parte l'andamento culturale in Italia. Avendo vissuto in questo mondo ho capito che non è il peer-to-peer la causa del loro tracollo, piuttosto l'assenza di idee e di coraggio che un distributore di musica dovrebbe avere".

Futuro prossimo?
"Ripulire la testa da quei consigli che mi hanno portato sulla strada di un pop fatto male. Voglio tornare sui miei passi."

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