Intervista

Intervista a Cristina Comencini

Regista, autrice e scrittrice ora a teatro con Est Ovest

Una figura a tutto tondo: Cristina Comencini è impegnata su più fronti creativi, dal cinema alla scrittura, sia di romanzi sia di sceneggiature, fino al teatro. fino al 29 novembre è al Teatro Manzoni con Est Ovest, suo secondo spettacolo teatrale: è lì che la incontriamo.

È più difficile esordire a teatro oppure mettere in scena la propria opera seconda?
"La prima la fai nell'incoscienza, mentre nella seconda hai più consapevolezza e ti sembra che rischi di più. Dopo Due partite ho deciso di riprovarci, tutto è nato dall'incontro con Rossella Falk che aveva apprezzato il mio lavoro. Da lei poi sono cresciuti gli altri personaggi della piéce: la signora ucraina, il fratello, i figli e i nipoti. I giovani sono figure misteriose, non si manifestano se non nel secondo atto. Sono lo specchio dei ragazzi di oggi e risentono caduta della centralità dell'Occidente".

Il rapporto tra Est e Ovest è al centro anche del Suo prossimo film L'illusione del bene (in uscita nel 2010)...
"Il confronto tra culture è importante. Quello che è successo all'Est è grave e rimanda a noi intimamente. Le differenze che si sono create sono dovute a una scissione interna dell'Europa a causa di una distorsione storica. In generale l'essere umano, come dimostrano Letizia e Oxana (le due protagoniste della piéce, n.d.r), ha più similitudini che differenze. Cerco di rovesciare il problema e guardarlo in un altro modo".

Vorrebbe che anche questa commedia diventasse un film?
"Rai Cinema, che finanzia parzialmente il progetto, effettuerà una ripresa per la tv. Non sarà una ripresa canonica in teatro ma un incontro teatro-cinema, la scenografia sarà trasferita negli studi di Roma, ci si avvicinerà fisicamente al personaggio ma non spezzetteremo il flusso della scena".

È più complicato fare cinema o teatro dal punto di vista dei finanziamenti?
"Per il teatro non c'è una legge nuova, non è stato fatto nulla. Nel cinema ci sono ancora i produttori, nel teatro non ci sono più, Walter Schiavoni è un'eccezione, al massimo ci sono dei capocomici che fanno gli impresari. Quindi tutto il lavoro che nel cinema viene fatto dalle associazioni degli autori nel teatro viene a mancare. Bisognerebbe sostituire una legge vecchissima con una di sistema".

La figura della donna è centrale sia nei Suoi film e nei Suoi spettacoli teatrali. Secondo Lei di che cosa hanno più bisogno le donne in Italia oggi?
"Sembra che l'immagine della donna italiana sia decaduta enormemente. Ci sono tante donne che fanno dei lavori d'eccellenza, sono bravissime: lavorano, crescono i figli e tutto il resto, sono bellissime ed eleganti ma l'immagine che ne vediamo è sempre svilita. Penso che le donne debbano lavorare alla loro immagine perchè ne passi una più bella alla generazione delle ragazze".

Lei è presidente della Fondazione Cineteca Italiana: che significato ha per lei questo ruolo?
"In termini affettivi ha un significato enorme. La Cineteca è stata fondata da mio padre col fratello Gianni, che l'ha diretta. Per me è un lascito di grandissimo valore, poi ci sono tre persone che la dirigono, e molte altre che collaborano e fanno un ottimo lavoro. Dal punto di vista pratico da un lato vorrei fare di più ma dall'altro non ce la faccio perché lavoro a Roma".

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