Claudio Santamaria bello e impossibile? Affatto. Dimentichiamoci i suoi personaggi maledetti che affascinano tanto. Chi incontro a Milano, in occasione della tournée di Occidente Solitario al Teatro Menotti, è un ragazzo riservato, quasi timido, con un golfino blu. "Aspetta che metto la giacca" mi dice quando dobbiamo uscire per l'intervista. Si preoccupa di non prendere freddo...

In Occidente Solitario sei un figlio che uccide il padre e che odia il fratello. Di nuovo un ruolo violento.
"Coleman, il mio personaggio, è crudele. Un pacchetto di patatine gli interessa di più della morte del padre. Volevo fare una commedia nera, questa mi ha subito colpito ed eccomi qua. La parte però è molto distante da me, non odio nessuno. Mi piace stare in tournée, facciamo lunghi viaggi in macchina con gli altri attori per raggiungere i teatri e questo ci lega molto. Abbiamo appena finito novanta repliche in giro per l'Italia, forse mi vedi solo stanco, ma sono felice".

Novanta repliche e mai un inconveniente?

"Qualche giorno fa ci siamo ritrovati bloccati in auto sotto la neve. Dovevamo mettere le catene e non ci siamo riusciti, ho provato anch'io ma proprio non sono capace, è stato un incubo. Però è bello portare il teatro in posti difficili da raggiungere".

E adesso a Milano. Cosa fai quando non sei in scena?
"Non vedo l'ora di andare al Plastic. È sempre una tappa fissa. Mi divertono le scene allucinanti della gente che vuole entrare e teme la selezione all'ingresso fuori dalla discoteca. Quella sede è storica".

Lo sai che non esiste più il Plastic lì dove te lo ricordi? Ha cambiato sede. Rischi di andare e non trovare niente.
"Dici davvero? Devo assolutamente vedere quella nuova. In che zona è? E comunque in queste due settimane a Milano voglio andare anche a teatro. Ci sono due cari amici, Valerio Mastandrea al Franco Parenti e Francesco Montanari al Manzoni".

Ti vedo ferrato sulla scena teatrale milanese. C'è qualche palco della città a cui sei legato?
"Il Teatro Litta, in corso Magenta. Per una cosa buffa che risale a molti anni fa, ma non so se posso continuare".

Ti prego, racconta.
"Nel 1998 ero in scena con "L'anello di Erode", storia di un amore gay nato nel bagno di uno stabilimento balneare. Durante la tournée mi telefona Bernardo Bertolucci che mi vuole per un suo film. Corro a Roma, non posso dire di no. Chiamo un mio amico, che non è affatto un attore, gli chiedo di sostituirmi al Litta e così è stato per due sere di fila. Ha dovuto improvvisare tutto il tempo e si è rivelato un vero cane. La compagnia gli suggeriva le cose da fare sul momento, lui, ovviamente, sbagliava di continuo. Ora ci rideranno tutti sopra ma non l'avevano presa molto bene. Tu non spargere la voce, di solito non lo faccio!".

Adesso Claudio Santamaria, la voce dell'ultimo Batman, non resta che vederlo a teatro. Che importa se di nuovo nella parte di quello brutto, sporco e cattivo. Ce lo possiamo sempre immaginare mentre tenta di mettere le catene da neve alla macchina e non ce la fa. Come succede un po' a tutti.
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