Intervista a Claudio Collovà

Incontri e confronti con un attore-regista per un Teatro che può rifiorire solleticando le diversità tra Nord e Sud

Claudio Collovà, regista e autore teatrale, è palermitano di nascita ma è legato al capoluogo lombardo perché alcuni suoi lavori sono stati prodotti da Teatridithalia di Milano. La sua poetica, principalmente legata alla pittura, alla fotografia e alla fisicità dell'attore, si incrocia spesso con la danza e trae origine da fonti di ispirazione non solo teatrali. Come attore ha lavorato stabilmente dal 1989 al 1992 con Antonio Neiwiller, artista napoletano tra i più conosciuti della ricerca teatrale italiana.

Quali sono le tappe che hanno segnato il suo percorso?
"La prima, quando ero ancora molto giovane, è stata la mia esperienza universitaria ad Hamilton, in Canada. E' lì che ho imparato a scrivere, usando la pittura e la fotografia come principali fonti di ispirazione. Il teatro non era ancora una necessità, ma ricordo le lunghissime esercitazioni sull'opera di Caravaggio, Bruegel, Bacon e la quantità di parole che si assottigliava lasciando sempre più spazio al silenzio e al potere dell’immagine. Furono anni intensi che lasciarono il segno. Dietro ogni mio lavoro da allora la pittura e la fotografia sono riferimenti non occasionali. Ma un passaggio ancora più decisivo fu l'incontro con Antonio Neiwiller,  per il quale mollai la tourneè per partecipare come attore a suoi tre spettacoli. Devo a lui una parte grande della mia sensibilità nei confronti della poesia, dell'ambiguità di cui è capace, della percezione soggettiva che offre agli spettatori, e dell’enorme potere della visionarietà di cui è portatrice. E che al teatro si può guardare con un altro sguardo, come una realtà totalmente altra da quella apparente".

L'Italia è divisa in Nord e Sud. Crede che questo divario esista anche per chi opera a teatro?
"A parte la differenza di clima, mi piacerebbe rispondere di no. Che significa poi divario? Mi suona come se presupponesse un lato geografico migliore dell'altro, più avanzato o sviluppato. Non penso all'arte teatrale come un progresso. Esistono profonde differenze, certo. E condizioni di marginazione che hanno favorito nel passato processi più isolati, più lenti e meno economicamente protetti al Sud piuttosto che al Nord. Questo forse continua a essere vero, ma se intendi la differenza di linguaggio, quella è nel naturale stato delle cose, a prescindere dall’oggetto della propria ricerca. Il divario forse lo segna la critica, che al Nord trovo sempre molto più impegnata a scoprire e valorizzare nuove realtà, qualunque sia la provenienza".

Hai lavorato con Mario Martone. Cosa ti ha lasciato questo incontro?
"Con Mario ho avuto una esperienza occasionale come aiuto-regia e attore ne I Persiani di Eschilo, rappresentato a Siracusa nel 1990. Anche se conoscevo molto bene gli spettacoli di Falso Movimento. A Palermo c'era persino un fan club. Martone cercava la protagonista della tragedia e venne a vedere una mia prova con Mariella Lo Sardo. Alla fine per non interrompere il nostro lavoro decise di chiamare entrambi. Ho sempre apprezzato la sua onestà intellettuale e ho amato molti dei suoi lavori. E, come molti, ho provato rabbia e delusione quando fu costretto a lasciare la direzione dell’Argentina. Inoltre grazie a lui ho conosciuto Neiwiller che allora faceva parte di Teatri Uniti. Ho quindi lavorato in quella famiglia di cui Mario era stato fondatore".

Quale è l'anello che lega il palcoscenico di Palermo a quello di Milano?
"Posso dire quello che lega me. Si chiama Elfo, Teatridithalia, Elio De Capitani. Con loro ho prodotto tre spettacoli. Oltre la nuova versione delle Buttane da Aurelio Grimaldi, l'anno dopo è nato Fratelli di Carmelo Samonà, spettacolo a cui sono affezionatissimo e La terra desolata da Eliot. Sono stati importanti momenti del mio lavoro e mi hanno permesso di rendere visibili le mie creazioni. Devo molto a Elio, con cui tra l'altro oggi condivido l'insegnamento presso la Iulm. Mi ha sempre incoraggiato ed ha creduto in me più di ogni altro in Italia. Spero di ritornare presto con un mio spettacolo all'Elfo o magari al Puccini. Ho inoltre collaborato con il Teatro I di Renzo Martinelli e Federica Fracassi, partecipando proprio all’inaugurazione del teatro. E' stata un grande onore presentare il nostro Woyzeck in quell’occasione. So di molte compagnie di Palermo che lavorano stabilmente con altri teatri o sono a vario titolo presenti nei cartelloni milanesi".

Progetti per il futuro
"Voglio studiare e fermarmi un po'. Sto curando un progetto editoriale sulle immagini dei miei spettacoli, e dirigo un laboratorio di tre mesi a Palermo, nel nostro spazio che si chiama Officina Ouragan. Vado in tournée con Angelo x Cristiano, una coreografia di Alessandra Luberti dedicata a Francesca Woodman, fotografa americana suicida in giovanissima età, cui ho collaborato artisticamente. E per primo c'è Ariele, che è il mio piccolo bimbo di due anni. Dovrò parlare di calcio ogni tanto con lui?"

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