Intervista a Checco Zalone

Il travolgente comico pugliese arriva in sala con "Sole a catinelle", in cui è marito e padre

Con Sole a catinelle, Checco Zalone rinnova per la terza volta il sodalizio col produttore Pietro Valsecchi, in compagnia del regista (e amico) Gennaro Nunziante. Con 1200 copie distribuite, è il caso di parlare di una vera e propria invasione. Pacifica, con l'obiettivo di far ridere il pubblico sì, ma anche di raggiungere incassi da record. Riusciranno i nostri eroi? La formula è quella di Cado dalle nubi e Una bella giornata ("I titoli metereologici hanno portato bene" sostiene il comico pugliese): protagonista è Checco, ingenuo, un po' sciocco, senza filtri, che si tratti di esprimere amore o disappunto. Stavolta è marito e padre, sogna di scalare i vertici della finanza: venderà aspirapolveri e cadrà in disgrazia, rischiando di perdere anche la moglie. Almeno c'è suo figlio Nicola, ma… che fare con quella vacanza promessa in regalo, ora che non ha più un soldo? Poiché la fortuna aiuta gli audaci, ma ancor più chi prende la vita col sorriso, il finale non potrà che essere lieto. Regista, produttore e ovviamente Checco Zalone hanno risposto alle nostre domande…


Che cosa caratterizza Sole a catinelle rispetto ai due film precedenti?
Zalone: "Il legame con la realtà dei nostri giorni è più evidente. Poi nel film interpreto un papà, e in effetti da nove mesi sono padre di una bambina: si può proprio dire che la vita reale ha contribuito in qualche modo a questo film".


Gennaro Nunziante: "Raccontiamo il nostro difficile presente usando il registro della commedia. Il pubblico italiano non sopporta il cinema d'autore morale, che vuol spiegare la verità a tutti. Il comico muore di anacronismo quando racconta un mondo che non esiste più. Anzi, chi realizza una commedia deve avere quasi una veggenza realistica, perché da quando scrivi un film alla sua uscita in sala passa sì e no un anno!".


Checco, per la prima volta hai diviso il set con un bambino (Robert Dancs, nel ruolo di Nicola, ndr): esperienza positiva?
"Robert si è rivelato un attore bravissimo, lui ancora non se ne rende conto. Meglio così, almeno non si alza il cachet. Non è stato difficile lavorare con lui. Spesso si prendeva pure gli applausi del regista, dei colleghi. A un certo punto ero pure invidioso…".

La musica occupa sempre un posto importante nei tuoi film. E qui ne sei anche l'artefice…
"Sì, ho scritto tre canzoni, come quella che canto in una scena del film, con l'idea di emulare il genere del musicarello. Di solito aborro quelle colonne sonore che sottolineano il momento comico col trombone e cose del genere: abbiamo preferito citare i motivi musicali di altre pellicole per creare un contrasto divertente con le scene, da Rocky a Momenti di gloria. Peccato che non se ne sia accorto nessuno… ci sono rimasto male!".

Sui titoli di coda canti un brano che hai dedicato a tua figlia Gaia. Hai usato il suo nome in rima con… ovaia! Come l'ha presa la tua compagna?

"E come la deve prendere?! Diciamo che avevo il terrore di scadere nel buonismo con un brano melenso… l'ho scampata!".

Gli scambi di battute scandiscono il ritmo incalzante del film: a chi va il merito?
Nunziante: "Al montaggio, abbiamo tagliato moltissimo proprio per accelerare. Assistiamo a un linguaggio, specie tra i giovani, che tende sempre più verso la sintesi".

Zalone: "Esatto, internet ce lo insegna. Mio fratello, che è molto più curioso di me in questo senso, mi segnala le autoproduzioni che si trovano online: su Youtube ci sono gag che durano sei secondi e funzionano alla perfezione! Cinema e televisione hanno molto da attingere dal web".

Web e cinema: come immaginate la commistione tra questi due media?

Pietro Valsecchi: "In futuro i film si guarderanno sempre di più a casa o ovunque, sul proprio tablet. Il cinema è destinato ad andare sempre più in direzione del web".

Nunziante: "Il cinema deve superare il suo complesso di superiorità rispetto agli altri media, anche rispetto al web. Da esso deve imparare a stupire il pubblico. È più facile farlo in un video di pochi minuti che in un film di due ore. Proprio per questo il cinema deve mettersi in discussione".

Zalone: "Il cinema può contare sulla convivialità. Guardarsi un film da soli, fosse anche una commedia, è triste. Vuoi mettere uscire con gli amici e andare a guardarselo tutti insieme? Io non penso che le sale vadano a morire".

Viva il cinema allora, esperienza conviviale squisitamente personale.
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