Intervista a Carmen Serra

La cantante siciliana presenta il suo primo album, "No Self Control"

Carmen Serra pubblica il suo disco, dal titolo No Self Control (Rosso di Sera/Emi). Cantante siciliana, da sempre appassionata di musica e recitazione, ha partecipato al Festival di Sanremo 2009 nella categoria web con il brano Da oggi in poi. L'album conta tredici brani, fra sonorità pop rock ed etniche.

Come e quando è nata la tua passione per la musica?
"Penso in realtà si tratti di un'indole, una dedizione innata alla musica che mi accompagna da quando, giovanissima, mi chiudevo in camera per cantare a squarciagola. È avvenuto solo più tardi però che al canto abbia iniziato ad abbinare la passione per la scrittura. I miei primi diari, riempiti di inchiostro negli anni dell'adolescenza, sono stati poi il punto di partenza per comporre testi più complessi, poetici, quelli che oggi ascoltate attraverso la mia musica".

No Self Control. Bisogna davvero abbandonarlo questo autocontrollo?
"Dipende da cosa si intenda con questo termine. Indubbiamente una parte di esso va preservato per permettere una pacifica e civile convivenza tra gli individui. Quello che invece va rigettato è l'autocontrollo inteso come meccanismo di autodifesa, ciò che ci rende statici, timorosi, inetti. Tre sono infatti le tematiche che tratto all'interno di questo album, dialetticamente legate l'una all'altra: il tempo che scorre, le paure e il coraggio".

Immagino che gran parte dei tuoi testi derivino da esperienze personali. Hai mai rinunciato a qualcosa per paura? 
"Tutte le mie canzoni nascono da riflessioni sulle situazioni vissute in prima persona e la paura purtroppo ha rivestito un ruolo molto decisivo nella mia vita, fin da bambina. Nutrivo una grande passione per la ginnastica artistica ed ero anche particolarmente dotata. Un giorno purtroppo, cadendo dalla trave, mi ruppi alcuni denti. Da allora non ho mai più praticato quello sport e successivamente me ne sono pentita. Ovviamente questo è solo un banale esempio. Le problematiche adulte sono più numerose e complesse, ma non per questo siamo più allenati a lasciarci andare. Si tende invece sempre più ad una chiusura come forma di autodifesa, per finire poi a vivere una vita di sfide e progetti intentati".

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