Intervista a Canadians

Da Verona arriva la riscossa musicale: "A Sky With No Stars" e cinque musicisti volano ad alta quota

Sono veronesi e nascono dalle ceneri degli Slumber. La musica dei Canadians entra nell'universo giovanile e benedice il pop con una verve tutta da ascoltare. Loro sono Duccio Simbeni, Michele Nicoli, Massimo Fiorio, Vittorio Pozzato e Christian Corso. Li abbiamo incontrati in occasione dell'uscita della loro opera prima discografica: A Sky With No Stars, un melange d'indie dal gusto nostro, che a volte anche a noi italiani riesce bene.

Ciao, ragazzi. Quale traccia lega il vostro esordio alla città di Verona? 
"Sinceramente, credo nessuna. Le nostre canzoni parlano di estati tristi, pinguini, orsi polari, baci e ammmore. Verona non l'ho ritrovata in nessuna traccia. Magari cercheremo meglio".

Come è la situazione musicale veronese? La città vi ha stimolato o ostacolato il vostro percorso di crescita? 
"E' una situazione comune al novantanove per cento delle città italiane. Qualche band interessante, tante band poco interessanti. Verona è sempre stata un mondo di contorno alla nostra esperienza, sia perchè di concerti in città ne abbiamo fatti pochi, sia perchè abbiamo sempre avuto un rapporto di amore-odio con la cosidetta scena veronese. Tutto normale, insomma".

Parliamo di questo album di esordio con un titolo poco luminoso: un cielo senza stelle? 
"Qualcuno di noi si è opposto a questo titolo, e non perchè non piaccia, ma semplicemente perchè non piaceva l'idea di intitolare l'album prendendo il titolo di una delle canzoni in esso contenuta. Avremmo preferito qualcosa di più allegro, di più stupido, ma alla fine la scelta s'è rivelata azzeccata. Un'immagine solare in copertina e un titolo vagamente triste. Un po' come la musica delle undici tracce: melodie allegre e spensierate ma anche malinconia da estate che finisce".

Perché avete scelto di cantare in lingua inglese? Per ottenere più opportunità e perché pensate che l'italiano sia una lingua poco musicale oggi? 
"Perchè con l'italiano siamo negati. E poi probabilmente si sentirebbe tantissimo il nostro accento (bresciano e veronese, non certo i dialetti più piacevoli d'italia). L'inglese è più musicale, e forse ci darà la possibilità di suonare anche all'estero. E poi dai, diciamo la verità: per scrivere in inglese non bisogna per forza aver qualcosa di importante da dire. Si può anche solo cantare di un amore da campeggio estivo, tra una birra e una lacrima, in modo semplice semplice. Per scriverne in italiano, bisognerebbe inventarsi chissà quali giri di parole".

Avete una postazione su Myspace. Cosa ne pensate del social networking e quanto vi è utile per confrontarvi con altri musicisti? 
"Il social networking per il nostro gruppo è fondamentale. Per quanto possa essere importante avere una bella canzone, sono svariati gli esempi di belle canzoni rimaste nel dimenticatoio. Ora con Myspace invece è piu facile far arrivare la propria musica al maggior numero possibile di ascoltatori. Quindi, evviva Internet. Per quel che riguarda il confrontarsi con altri musicisti, preferiamo farlo dal vivo, magari dividendo il palco con qualcuno. In rete il confronto di solito è sempre nei termini "tu fai schifo" e "tu fai più schifo".

Avete suonato a Liverpool, allo storico Cavern Club dei Beatles. Cosa è successo sul quel palco? 
E' successo che al terzo pezzo la chitarra di Michele (chitarrista) s'è rotta, e per tutto il concerto ha fatto finta di suonare, visto che nessuno dei 38927423 gruppi presenti s'è degnato di prestarci una chitarra per fare quattro canzoni. Uno dei concerti più alcolici e divertenti di sempre. Ridevamo, poi ci giravamo verso il batterista, notavamo il muro con tutte le scritte, e la scritta The Beatles a dominare tutto, e ci rendevamo conto di essere in un luogo sacro. Una bella esperienza".

A proposito di nightlife, cosa fate nel tempo libero e cosa vi aspettate da Milano artisticamente parlando? 
"Suonare a Milano è sempre stato speciale. Perchè a Milano abbiamo un sacco di amici, perchè il disco lo abbiamo registrato lì, perchè per due mesi abbiamo appunto trasferito le nostre vite in Via Lodovico il Moro, in un hotel troppo bello per noi cinque stronzi. Nel tempo libero facciamo le solite cose: dormiamo, andiamo al cinema, ci guardiamo qualche concerto, giochiamo con il ds, evitiamo di far incazzare troppo le nostre ragazze".

Un sogno che non avete ancora raccontato a nessuno…
"Qualcuno vuole suonare al Pukkelpop o al Festivalbar... e gli altri forse si accontentano dei soliti vizi capitali".

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