Intervista a Brunonia Barry

Il suo fortunato esordio letterario con "La lettrice bugiarda" deve molto al web

Non fidatevi di Sophya. È lei stessa a mettervi in guardia: "Il mio nome è Towner Whitney. No, non è esatto. Il mio vero nome di battesimo è Sophya. Non dovete credermi". Sono le frasi iniziali de La lettrice bugiarda (Garzanti),caso letterario nato dal passaparola fra lettori e uscito dalla penna dell'americana Brunonia Barry, che abbiamo incontrato per un'intervista. Ma prima due righe sul romanzo. La storia è ambientata a Salem, la città legata alla presenza di streghe a fine '600. Qui fa ritorno Towner, una ragazza dal passato tormentato, a causa dell'improvvisa scomparsa della nonna esperta lettrice di pizzo, un'usanza che permette di cogliere il presente, il passato e il futuro di chi vuol sapere la sua sorte. Il ritorno in città a spingerà a chiudere una volta per tutte i conti col passato.

Chi era Brunonia Barry prima della pubblicazione de La lettrice bugiarda?
"Ho lavorato per lungo tempo in uno studio a Los Angeles che si occupava di produzione cinematografica. Mi ero trasferita in California da Salem 
con l'intenzione di iniziare una carriera da sceneggiatrice, ma non sono stata molto fortunata. Però lavoravo correggendo bozze delle sceneggiature. Ho sempre scritto diverse cose, niente come La lettrice bugiarda, sono stata anche una "progettatrice" di rompicapo!"

Nel suo libro si intrecciano destino e caso, volontà e fortuna. Quale di questi elementi è stato determinante per la pubblicazione del suo libro?
"Semplicemente la vita mi ha portato molto lontano da Salem - dove
ora sono tornata a vivere - fino a realizzare il mio sogno di scrivere un romanzo. La sua pubblicazione tuttavia è stata certamente più legata alla mia volontà che un semplice caso".

I personaggi principali sono donne molto energiche, a cominciare da Eva, la nonna della protagonista. Sono però tutte donne che hanno subito violenze psicologiche o fisiche. Che sia questo loro dolore il motivo di tanta forza? Lei ha mai avuto accanto delle figure simili?
"E' assolutamente così. Mia nonna è stata la classica figura matriarcale: era il punto di riferimento della famiglia, un po' come Eva; una donna che ha trasmesso la sua forza a tutte le sue discendenti. Sebbene non mancassero delle figure maschili carismatiche, posso dire che siano state le donne a dare una forza stabilizzante alla mia famiglia".

Il successo de La lettrice bugiarda è nato dal passaparola dei lettori, anche grazie al web, non è così?
"I club di lettura e le librerie indipendenti hanno accolto per primi con entusiasmo il mio romanzo. Ma internet ha avuto un ruolo molto importante: in particolare grazie al sito del libro (http://www.lacereader.com/) che accoglieva le recensioni e i pareri positivi dei librai che l'avevano letto. Non posso dimenticare anche il peso che hanno avuto i tanti blog con le loro reazioni altrettanto entusiaste. Anche i miei concittadini di Salem hanno apprezzato molto: ora si organizzano dei tour per i turisti che vogliono visitare i luoghi che ho citato ne La lettrice bugiarda".

Ogni capitolo del libro è accompagnato da un passo della Guida per la lettura del pizzo. Ma questo metodo rivelatorio non esiste davvero...
"Ho inventato di sana pianta la Guida negli otto anni della stesura del romanzo. Tutto è nato da un sogno "profetico" in cui una donna, leggendo il pizzo, mi avvertiva di alcuni problemi che avrei dovuto affrontare. Non ricordo se feci quel sogno perchè suggestionata per qualche motivo, forse si è trattato di un puro caso... Ho anche cercato - senza successo - qualcuno che avesse conoscienza di questa pratica". 

So che la Guida non è l'unico testo "complementare" a La lettrice bugiarda.
"Infatti ho scritto una sorta di diario del personaggio di Eva, con tanto di ricette di cucina, grafici delle maree, consigli di giardinaggio... purtroppo però dei testi del genere potrebbero trovare pubblicazione solo se affiancati al romanzo, altrimenti da soli non starebbero in piedi".

Secondo lei per quale motivo La lettrice bugiarda ha avuto tanto successo?

"Nelle pagine che ho scritto si parla molto di percezione. Temi simili esercitano un certo fascino nelle persone. Molti lettori mi hanno poi confessato di essere stati attratti in particolare dal tema del "punto di quiete" di cui parlo nel libro. Si tratta cioè del momento in cui riusciamo a comprendere esattamente un'informazione che arriva esclusivamente da dentro noi stessi. Penso che riuscire ad arrivare a capirsi così a fondo sia un desiderio che alletti ciascuno di noi".

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