Intervista

Intervista a Bologna Violenta

Intervista a Nicola Manzan, mente e mano armata (di chitarra e archetto) del progetto

Durante i live non canta, lascia che siano le parole di altri, debitamente campionate e assemblate con distorsioni di chitarra e violino, a parlare per lui. Bologna Violenta è il nome del progetto di Nicola Manzan, musicista trevigiano di stanza a Bologna. Ha collaborato con quasi tutti i gruppi che contano sulla scena "indie" italiana, dai Baustelle ad Alessandro Grazian, fino alla recente "militanza" nel Teatro degli Orrori. Abbiamo chiaccherato con lui di musica: dal cd al palco.

Quando è nato Bologna Violenta e cosa ti ha mosso ad intraprendere questo progetto?
"È nato nel 2005, dopo un paio d'anni che vivevo a Bologna e dopo un periodo molto frustrante dal punto di vista "artistico". Ho incominciato a registrare quasi per gioco, erano anni che volevo fare un disco grind e visto che non avevo una band ho deciso di fare da solo. Questo mi ha dato la possibilità di mettere insieme 26 pezzi da 26 secondi che rappresentavano in maniera diretta le mie idee e i miei gusti".

Un impulso che però sta portando i suoi frutti...
"Sostanzialmente il primo cd (quello in cd-r con Maurizio Merli in copertina) doveva essere solo un regalo per gli amici, poi la cosa è cresciuta con concerti in tutta Italia. A gennaio è uscito per Bar La Muerte Il Nuovissimo Mondo, un disco a cui tengo molto e che mi sta dando molte soddisfazioni: il fatto di poter avere il cd in vendita nei negozi è un grande passo per me. Le tematiche si rifanno ai mondo movies, i tanto discussi falsi documentari che hanno fatto inorridire per quasi trent'anni il mondo intero".

Come operi nella scelta dei campionamenti per i tuoi brani?
"Non c'è un processo produttivo standard. A volte i pezzi nascono dalle suggestioni che mi danno i cut-up che faccio con l'audio dei film, altre volte semplicemente nasce il pezzo e in automatico trovo dei campioni da metterci. Ho passato parecchie ore della mia vita a campionare ed editare i parlati dei film, è una cosa che mi piace molto e che mi dà molti spunti. Metto insieme mille idee raccolte negli anni e questo è il risultato".

Dal punto di vista musicale hai qualche punto di riferimento?
"Non ho molti punti di riferimento. Sono cresciuto con la musica classica e sento di esserne tutt'ora influenzato, ho sempre amato Bach per l'uso così preciso del linguaggio musicale. Della musica contemporanea cerco di far mie le cose belle che vedo in giro. Di sicuro la musica estrema mi ha molto influenzato, l'ho sempre ascoltata e sempre suonata, quindi l'approccio nell'affrontare i miei pezzi (sia in studio che dal vivo) risente molto di questo".

Nei tuoi live la mimica è una componente molto forte, mette in risalto il lato dicotomico della tua musica. Da una parte citazionista (sebbene le citazioni non siano alla portata di tutti) e dall'altra profondamente aggressiva. Che ne pensi?
"Mi sento semplicemente di dire che quello che hai detto è giusto. Il citazionismo è solo un modo per veicolare un messaggio, non importa se la gente non sa da che film sono prese certe parole. Anzi, a me sembra addirittura meglio così. Trovo sia molto più interessante creare e ricreare da materiale già dato. Questo non preclude il fatto che io possa interpretare i parlati con la mimica facciale o quant'altro. Dall'altro lato c'è l'aggressività, sia nella musica sia nel mio modo di suonare lo strumento, un coinvolgimento molto forte per me. Se la musica è aggressiva devi suonarla in modo aggressivo".

Hai girato parecchio, e con diverse band, l'Italia. Com'è la situazione della musica live? Dove va meglio e dove peggio?
"Domanda difficile. Ho suonato praticamente in tutta Italia nelle condizioni più diverse. Ci sono mille fattori che contribuiscono alla riuscita di una serata. Sicuramente si suona più al nord, non vedo perché al sud la gente non possa avere le opportunità che abbiamo noi di vedere i concerti. Inoltre molto dipende dal livello di notorietà della band, se sei in tour con i Baustelle hai meno problemi per farti pagare, per mangiare un pasto decente e per dormire dopo il concerto. Mi è capitato di fare due tour contemporaneamente e tra le band c'era davvero un abisso a livello di popolarità e soprattutto di trattamento. Non è stato semplice a volte...".

Milano vs Bologna. Quali sono i pro e i contro delle due città, sia dal punto di vista musicale sia attitudinale?
"Potrei scrivere pagine e pagine a riguardo. Non amo molto Milano, quindi parto già male. Però è innegabile che sia la capitale della musica in Italia. Quindi significa che i contatti che si possono avere lì spesso si rivelano utili e interessanti per un musicista. Ho suonato spesso in città in periferia, ho fatto dei concerti per me molto importanti e altri assolutamente insignificanti, come più o meno dappertutto. Quello che mi fa paura di Milano è che mi sembra troppo vicina a un certo modus vivendi alla Pomeriggio 5 (la trasmissione della domenica su Canale 5) che non alla vita reale. Quando trovo questo tipo di atteggiamento nei miei colleghi musicisti mi sale un brivido di terrore lungo la schiena".

E invece Bologna, la tua città adottiva?
"Bologna mi piace molto, dopo anni in cui la detestavo, ora la sento la mia città. I bolognesi si lamentano molto del fatto che fino a 10 anni fa le cose andavano meglio, che oggi c'è poco e quello che c'è è poco interessante. Sarà per il fatto che sono cresciuto a Treviso, dove l'offerta è davvero molto scarsa, ma a me sembra che ci sia molto fermento da molti punti di vista. È una città con un grande potenziale. Bologna è cambiata, sicuro, ma a me sembra soprattutto che tutto il mondo sia cambiato".

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