Intervista a Blastema

La rock band italiana poco prima di aprire il live degli Skunk Anansie. Dark, ma non troppo

Dark e giovanissimi, i Blastema rappresentano l'indie rock indipendente Made in Italy. Partono da Forlì qualche anno fa per compiere un viaggio in continua ascesa, tanto da accompagnare gli Skunk Anansie nel loro tour italiano. Sì, avete letto bene, gli Skunk Anansie, fenomeno della musica mondiale. Un'esperienza da togliere il fiato, verrebbe da pensare. Eppure Matteo Casadei, il leader dei Blastema, è rilassato e tranquillo. Lo abbiamo raggiunto nel backstage di City Sound il giorno del concerto di Skin e compagni, poco prima di salire sul palco.

Non sei per niente teso, il tuo non sembra affatto lo stato d'animo di chi sta per aprire un concerto degli Skunk Anansie...
"Non ho nemmeno il tempo di pensare al fatto che sto per aprire il live. Sono emozionato al limite del terrore, gli Skunk Anansie hanno segnato il nostro modo di fare musica, ma penso a quanto potremmo divertirci. Abbiamo già calcato altri palchi importanti, è sempre bello diffondere la nostra musica e la nostra ricerca".

La vostra musica si diffonde tantissimo anche con i social network, dove siete molto attivi. Addirittura date ai fan la possibilità di remixare le vostre canzoni e ripostarvele.
"I social sono una vera rivoluzione per gli artisti. Spotify permette di essere parte attiva del sistema e di scegliere cosa ascoltare. Con Facebook possiamo far arrivare a tutti la nostra parte più genuina. La possibilità di far remixare ai fan le canzoni è una cosa che dovrebbero fare tutti gli artisti, vengono fuori dei risultati molto interessanti. Non possiamo non amare il web. Pensa che la carriera dei Blastema è nata perché Luvi De André ci ha scoperti su YouTube e da lì ci ha introdotti nell'ambito discografico".

A proposito di progetti interessanti. Mi ha colpito il video del vostro singolo Tira fuori le spine, tratto dall'album Lo Stato in cui sono stato. A recitare sono tutti attori disabili.
"È stato bellissimo. Volevamo rappresentare l'essenza della vita, niente di didascalico, ci piaceva l'idea di un messaggio semplice e incisivo sulla vita, appunto. Come un albero che cresce. Gli attori sono stati molto in gamba ed era fondamentale la loro presenza per indicare la bellezza e la semplicità delle cose. È stato un messaggio difficile da far passare, siamo stati anche accusati di fare della retorica".

Ti presenti come un modello rock, vestito sempre di scuro, molto dark anche nell'atteggiamento. E invece siamo qui a parlare di essenza della vita. L'immagine che dai di te è molto diversa da quello che sei in realtà. Altre chicche che ti riguardano?
"Beh, ho un orto che coltivo io personalmente e sono un grande appassionato di cucina di ricerca. Quella che si ottiene dagli ingredienti tipici del territorio, che rappresentano la ricchezza dell'Italia. Da buon romagnolo poi, adoro lo squacquerone!".

E dopo aver parlato di squacquerone, Matteo si prepara per aprire il live di Skin e compagni. Chissà, forse verrà lanciata una nuova moda, quella secondo cui dopo un concerto, al posto di bere una birra, si mangia una piadina. Più rock di così!
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