Intervista

Intervista a Beppe Scutellà

Il regista della Compagnia Teatrale Puntozero ci racconta il suo operato con i ragazzi del Beccaria

Regista e attore, diplomato alla Paolo Grassi di Milano, Beppe Scutellà ha scelto la strada del teatro sociale. Dirige la Compagnia Teatrale Puntozero, portando in scena i ragazzi del carcere Beccaria di Milano. Tutti i venerdì, sabato e domenica, hanno il permesso di lasciare l'istituto e salire sul palco del Teatro Puntozero.

Come è nata l'esperienza con i ragazzi del Beccaria?
"E' nata 15 anni fa, quando, deciso a staccarmi dal giro del teatro professionale per incompatibilità caratteriale e dovendo fare il periodo di obiezione di coscienza, scelsi di farlo al Beccaria. Ne nacque un laboratorio teatrale, che gradualmente è cresciuto e ha fatto sorgere dei veri percorsi di formazione professionale: gli spettacoli infatti sono costruiti interamente da noi, dai costumi alle scene, alle luci, eccetera".

Quella del Beccaria è la sola compagnia di ragazzi carcerati ad avere un cartellone tutto suo in Italia...
"Sì. Ed è stato grazie al lavoro fatto in tutto questo tempo: ci siamo ritrovati con l'avere 4/5 spettacoli pronti e abbiamo deciso di farne una stagione!"

Come mai avete inaugurato con King Lear?
"Scegliamo i testi sempre in base al gruppo: ne fanno parte non solo i minorenni, ma anche pensionati, ex maestranze del Piccolo o della Scala, che collaborano con noi efficacemente. Le dinamiche del gruppo sono perciò varie e i ragazzi hanno iniziato a seguire questi maestri come genitori. E King Lear è la storia di un genitore, di un vecchio cocciuto, di uno scontro generazionale. Ci rispecchiava."

Come vivono i ragazzi quest'esperienza?
"Non è sempre tutto rose e fiori: alcuni restano ai margini e non se ne interessano. Ma per altri è un'occasione per crearsi una professionalità, che sia il tecnico di scena o l'attore non fa molta differenza: ciò che mi gratifica di più è sapere che a volte riesco a far capire loro che oltre al delinquere hanno un'altra possibilità".

Quando si parla di teatro sociale si rischia sempre di finire sul piano del compatimento, però.
"Appunto: giudicateci come professionisti, non come dei poverini disadattati, perchè ti assicuro che è complicato distinguere uno dei miei ragazzi da un attore professionista su un palcoscenico".

L'anno prossimo si replica?
"Speriamo! I fondi per il teatro (e in particolare per questo teatro) sono sempre meno: fino a poco tempo fa esisteva un protocollo tra l'ETI (Ente Teatrale Italiano, ndr) e il Ministero della Giustizia, che agevolava appunto iniziative come la nostra. È durato solo due anni. E poi il nostro spazio teatrale in zona Bovisa è già destinato a lasciare il posto a un grattacielo. Confidiamo nel fatto che qualche magnanimo ci aiuti a trovarne uno nuovo".

E tu, continuerai?
"Senza dubbio! Il ritorno umano, emozionale, creativo è enorme. Questi ragazzi hanno la forza, la freschezza, l'intuizione e l'entusiasmo di chi non è viziato dai meccanismi del teatro di grido. Pasolini l'aveva capito: è diverso. C'è di più".

King Lear è in cartellone fino a domenica 2 novembre. Sarà poi la volta di Antigone (dal 7 al 30 novembre), Redazione Erasmo (dal 5 al 28 dicembre), Made in Italy (dal 2 al 25 gennaio) e Io, presunto e terrorista (dal 6 febbraio al 1 marzo). Spettacoli ogni venerdì e sabato alle ore 20.30 e ogni domenica alle ore 16.30. Il costo dei biglietti è di 12 Euro.

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