Intervista a Baustelle

Volo oltre la tradizione pop attraverso esistenze da reinventare...l'Amore ci salverà

Quattro giorni di tranquillità emozionale e mentale, lontana dalla frenesia e rieccomi qui tra i pensieri suscitati da un'altra bella intervista...Cosa intendo per "bella intervista"? Quando non sono solo domande e risposte, ma una ricerca personale che un artista è disposto a condividere con me e con chi vorrà leggere queste parole.

Allora prendetevi un attimo di pausa e gustatevi questa chiacchierata con Francesco Bianconi, cantante dei Baustelle. E soprattutto respirate la loro musica!

Te l'avranno già chiesto mille volte, ma cosa significa Baustelle?
"Baustelle significa "cantiere" in tedesco, ma abbiamo scelto questo nome perchè ci piaceva per come appariva scritto. Si pronuncia in assoluta libertà e ricorda un po' anche il francese. Nasciamo nel 1990 e, prima dell'ultimo album La Malavita, abbiamo pubblicato Sussidiario illustrato della giovinezza e La moda del lento. Dal secondo disco sono stati estratti due singoli, passati su Mtv. Poi anche la Warner si è accorta di noi ed eccoci al nostro terzo lavoro."

Cos'è cambiato da quando avete iniziato?
"Siamo rimasti gli stessi. La nostra missione è quella di scrivere canzoni che io definisco "canzonette", nel senso che non vanno prese troppo sul serio, come tutte le altre canzoni..."

Sì, credo di capire cosa intendi...ciò che veramente conta è la vita, quello che fa vivere la canzone, che la genera, no?
"Sì. Noi ci mettiamo il massimo del nostro impegno, esprimendo le cose che non ci piacciono e cercando di rompere gli schemi della canzone pop tradizionale, attuando una deviazione con un suono nuovo, oltre alla cura dei testi. Fuggiamo dagli stereotipi, cercando di fare qualcosa di innovativo, nel nostro piccolo. Ripeschiamo sonorità dal passato, dai film degli anni '60-'70, alla canzone cantautorale francese e italiana, per poi rimescolare tutto e trovare un senso nuovo. Non ci definiamo un gruppo retrò, mischiamo reminescenze del passato in modo nuovo e nostro."

Leggendo i vostri bei testi, tra il viscerale e il poetico, si nota che parlate più spesso delle cose che non vi piacciono, invece che di quelle che vi piacciono. Perchè?
"Perchè quelle belle sono narrativamente meno interessanti da raccontare. Soprattutto in La Malavita lo sguardo è pessimista e cupo. Vi è molto dolore personale, ma anche pessimismo verso il presente generale. Solo nell'ultima canzone "Cuore di tenebra" si lascia uno spiraglio di speranza...l'illusione che l'Amore ci salverà."

Ma allora credi che l'amore sia un'illusione? E parli di amore per un'altra singola persona o di quello nel senso francescano, per tutto il creato?
"Mi piace pensare che l'amore possa salvare...nella canzone parlo dell'amore per un'altra persona, poi lo si può tralsare nel senso francescano."

Quanto ha influito sulla vostra arte la vostra terra, Montepulciano, non distante dalle zone di S. Francesco?
"Molto. Nei primi due dischi si avverte fortemente l'influenza della provincia, quella provincia che ti condiziona. Sono posti bellissimi, con un'aria stupenda, però io ho sempre voluto scappare. Poi arrivi a Milano e ti accorgi che non è tutto così bello e potresti scappare ancora più lontano."

In La Malavita ritraete dei personaggi particolari...
"E' una galleria di ritratti di personaggi reali. "Il corvo" è un corvo veramente esistito. Lo incontrai in un parco di Milano, dove i barboni si erano presi cura della sua zampa ferita. Il corvo osserva gli uomini dall'alto e vorrebbe giudicarli per le loro sporche azioni, ma alla fine decide di perdonarli. Il corvo è un po' un surrogato di Dio."

Credi che ci sia un'entità superiore, sopra di noi?
"Ti ringrazio per la domanda, perchè non me l'aveva fatta mai nessun giornalista. Credo di essere un ateo ossessionato dall'idea di Dio, perseguitato da alcune visioni del soprannaturale. In "Sergio" vi è un'invocazione a Cristo...Forse un giorno troverò dei segnali che mi faranno cambiare idea. Ci sono cose che mi hanno sorpreso, ma non credo nelle coincidenze."

Cosa chiedere di più? Potremmo andare avanti minuti ed ore a parlare di queste cose, ma rimandiamo ulteriori discorsi ad un altro luogo e ad un altro tempo...vicino, lontano, chi può dirlo...forse dopodomani.

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