Intervista a Bandabardò

Erriquez racconta il sorriso di chi non ha molto, ma ha la vita... La musica e la "missione" della "banda" più amata d'Italia

Vedere la folla ballare ai loro concerti è semplicemente bello. L'energia che riescono a far scaturire è incredibile, a testimonianza del fatto che non servono grandi cose per divertirsi... qualche strumento, qualche amico, un prato, l'odore della salamella e magari una buona birra. La Bandabardò nasce nel 1993 grazie a Enrico Erriquez Greppi, bilingue dal passato franco-lussemburghese, Finaz alla chitarra, Paolino alle percussioni, Orla alla chitarra acustica, Don Bachi al contrabbasso stradaiolo e francofono, Nuto alla batteria minimale, Cantax, fonico di fiducia e poi Ramon alle percussioni, tromba e voci. La bandabardò ha sposato in pieno la causa dei fricchettoni e del loro leader Fernandez, per la rivalutazione dei rapporti umani, dei miscugli razziali e culturali. "Lottano" per un mondo a misura di donna e di bambino e per vedere un giorno trionfare allegria e gentilezza. Abbiamo incontrato Erriquez.

Dal palco emanate veramente un'energia intensa che il vostro pubblico coglie a pieni polmoni. Sembrate amici e davvero contenti di quello che fate. E' così?
"Certo, siamo felici al 1000% per quello che facciamo. Su e giù dal palco c'è solidarietà fra di noi e ci battiamo per un mondo migliore per tutti. Io tengo anche seminari per i bambini nelle scuole, per portare questo messaggio attraverso la musica."

A proposito di mondo migliore... Quale ruolo ritieni dovrebbe avere la critica musicale e artistica affinchè sia utile?
"Il problema della critica di oggi è che troppo spesso si prendono i comunicati stampa o le schede degli album e si copiano così come sono, senza metterci nulla di proprio, senza spiegare il sapore di una musica o di un'opera d'arte. Ci vuole più rispetto per il lavoro altrui, tenendo presente che si sta dando un giudizio su una cosa per cui qualcuno ha lavorato mesi e mesi."

Ma qual è il problema fondamentale della musica, il cui mercato è tanto in crisi?
"Vi è una dicotomia fra la musica che funziona e quella che si vede in Tv o si ascolta alla radio. Basti pensare a chi partecipa a Sanremo e poi non si vede più. A noi successe che, dopo essere stati chiamati a suonare a Milanomoda nel '96, passammo in uno speciale del Tg1 e così ricevemmo molti ingaggi."

Di ritorno dal Ciapas, cosa vi resta di quell'esperienza?
"In Ciapas è sorpredente vedere la gente che, pur non avendo molto, sorride. Sono tutti sullo stesso livello, hanno tutti gli stessi bisogni e si vive in comunità. E' bello vedere che ai bambini vien spiegato il vero motivo del perchè ci siano le guerre, cioè per la stupidità dell'uomo. Da lì siamo tornati iperdepressi, vedendo come va la nostra società, ma ora organizziamo degli eventi per raccolgiere fondi da mandare in Ciapas. Loro hanno "la buena vida"! Hanno quel che basta. Non come da noi in occidente dove devi avere il telefonino all'ultimo grido e così via..."

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