Intervista a Antonio Maggio

Il vincitore di Sanremo Giovani, un mix tra Modugno e l'elettronica. "Spotify? Una figata".

La prima volta che ho incontrato Antonio Maggio è stato qualche anno fa al matrimonio di un amico comune. Aveva appena vinto la prima edizione di X Factor e sembrava un bambino al luna park. Felice e frastornato, come chi si ritrova all'improvviso al centro dell'attenzione mediatica senza preparazione. Passa il tempo e ci ritroviamo uno di fronte all'altro, pochi minuti prima dello showcase a Milano del suo album d'esordio, Nonostante tutto. Lui non si ricorda di me, ma io sì e quell'espressione un po' frullata – come gli faccio notare – non è andata via. E di cose ne sono successe nel frattempo: Antonio ha vinto Sanremo Giovani e su di lui si sono espressi personaggi illustri.

Il maestro Nicola Piovani ha dichiarato di ammirare la tua "teatralità pazzesca".
"Piovani è uno dei più grandi musicisti italiani e la sua ammirazione mi riempie di orgoglio. Quanto alla mia faccia frullata, hai ragione, dormo poco per la troppa adrenalina ma non sento la stanchezza. È tutto inaspettato ma, come dire, ho voluto la bicicletta e ora pedalo".

Torniamo alla tua teatralità. Mentre canti sembri un saltimbanco, fai un sacco di espressioni con la faccia, balletti con le spalle, addirittura ti schiaffeggi.
"Fa parte di me. Sono avvantaggiato perché scrivo io i miei testi e quindi mi posso esprimere come meglio credo. Per quanto riguarda gli schiaffi durante Mi servirebbe sapere un po' mi sento in colpa, sai? Nel mio paese in Puglia, Squinzano, ora tutti mi imitano e i miei concittadini si riempiono di schiaffi… spero che non lo facciano anche i bambini!".

Tra uno schiaffo e l'altro ti sei aggiornato sulle novità tecnologiche e musicali? Da qualche giorno in Italia è arrivato Spotify, un servizio musicale già diffuso in tutto il mondo che permette l'ascolto gratuito e immediato di una selezione di album interi. Tra questi, il tuo.
"Sì, lo sapevo. Spotify è una figata. Una vera e propria enciclopedia istantanea della musica e mi fa un po' impressione sapere del mio album vicino a dischi storici. È un servizio utile e interessante e il fatto che sia finalmente arrivato anche in Italia è un grande passo avanti".

Nicola Piovani, Sanremo, Spotify, ti senti un privilegiato? Il tuo percorso parte da un talent show, come per tanti altri tuoi colleghi che però non sono arrivati a tanto.  
"Gli artisti di un talent show, X Factor nel mio caso, così come sono etichettati non esistono. Il talent è una crescita artistica e trovo stupido classificare i cantanti come "quelli del programma televisivo". È solo un punto di partenza. Per quanto mi riguarda, penso di rappresentare un percorso un po' anomalo fin da subito. Ho vinto un talent con un gruppo, gli Aram Quartet, che non esiste più e quindi ora, da solo, sono un'assoluta novità. E quando scrivo una canzone il mio unico obiettivo è quello di far sorridere chi mi ascolta e non dove si arriva".

L'album di Antonio, in effetti, è solare e pieno di questa sua schizofrenia musicale. Lui dichiara di ispirarsi alla musica tradizionale italiana, da Modugno a Jovanotti, e di aggiungere a queste influenze le tracce più elettroniche che lo caratterizzano. Non ultimo, Lucio Dalla. Maggio ha partecipato al concerto del 4 marzo in memoria dell'artista scomparso e ha dimostrato di sapersela cavare molto bene anche con il puro cantautorato italiano. Insomma, le sue, verrebbe da dire, non sono solo canzonette.
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