Antonio Amendola, Shoot for Change

Intervista

Intervista a Antonio Amendola

Il fotografo racconta il successo del network Shoot 4 Change

L'entusiasmo e l'energia sono contagiosi. Questo ha pensato Antonio Amendola di fronte al successo di Shoot 4 Change (S4C), il "social network fotografico" che ha fondato nel 2009. S4C è composto di professionisti e amatori e non ha fini di lucro. Tramite la cosiddetta crowd photography, i membri danno visibilità a chi altrimenti non l'avrebbe, come onlus e comunità sociali.

Come è nata l'idea per S4C?

"È partita un anno e mezzo fa, con un blog che parlava di fotografia sociale. Poi ho organizzato un workshop a Bari, dove sono nato. I proventi dell'iniziativa sono andati all'ospedale dell'Aquila. Tramite i nostri contatti Facebook abbiamo ricevuto la proposta di documentare la Marcia mondiale per la Pace a Roma. Abbiamo rilanciato l'idea online e la risposta degli utenti è stata sorprendente. Hanno partecipato tantissime persone".

Cosa intendi quando parli di crowd photography?
"Raccontare storie che altrimenti non avrebbero spazio mediante l'apporto creativo tra persone che spesso neanche si conoscono. S4C ha più di un'anima: è un'organizzazione che realizza servizi fotografici per chi non può permetterseli, è un social network che unisce una numerosa community, è una piattaforma per proporre e ideare progetti e workshop, è un magazine che promuove i propri fotografi".

Come spieghi il crescente interesse per la fotografia? È merito della rivoluzione digitale o c'è di più?
"La curiosità c'è sempre stata, il digitale ha solo alimentato di nuovo l'interesse verso questo linguaggio. Sicuramente ora le persone sentono il bisogno di scendere in strada e raccontare la propria versione dei fatti".

Nel 2010 avete collaborato con Wired per la campagna Internet for Peace. La Rete merita di vincere il Nobel per la Pace?
"L'idea di Wired era una provocazione, che però pone l'accento su un aspetto fondamentale: la Rete è formata da individui, non da computer. Il grande merito dell'iniziativa è aver spostato l'attenzione sull'uso sociale delle nuove tecnologie".

C'è un fotografo a cui ti ispiri?
"Fra i contemporanei, il fotoreporter newyorkese Ed Kashi, che è anche membro di S4C. Poi ci sono i maestri del passato. Robert Frank, che con il progetto The Americans ha fornito uno spaccato indimenticabile dell'America. E Robert Capa. La sua frase 'Se le tue foto non sono buone vuol dire che non eri abbastanza vicino' è il nostro motto".

Perché per raccontare davvero una storia bisogna entrarci, entusiasmarsi e farsi coinvolgere.
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