Intervista a Andres Serrano

Un artista che volta le spalle alle contoversie sulle sue opere e prosegue per la sua strada

Un'artista con la macchina fotografica, più che un fotografo. Non interessato all'aspetto tecnico, pone l'accento sull'accurata costruzione dei suoi tableaux per rimanere fedele alla sua idea originale, non taglia le immagini, non fa provini. Andres Serrano, genio ribelle dell'arte contemporanea, discusso, maledetto, provocatorio, appare un dolce signore intento ad ascoltare le parole di presentazione della sua mostra, al PAC dal 14 ottobre al 30 novembre, e le diatribe cittadine milanesi. Nato a New York nel 1950, non ebbe un'infanzia facile, ma non ha fatto delle lacrime il suo baluardo. Imparò presto cosa significa "privazione" e trovò rifugio al Metropolitan Museum, dove subì il fascino dei dipinti rinascimentali, di Fernand Léger e Picasso, iniziando a dipingere a 12 anni, con attenzione per i soggetti religiosi. La pittura però non era il suo forte e si volse così alla fotografia, prediligendo i dettagli in stile film surrealista. Nelle sue opere affronta i temi sociali, dando comunque importanza alla bellezza del risultato finale. Le prime polemiche si scatenarono nel 1989 con Piss Christ (1987) e Serrano divenne all'improvviso celebre. Egli non permette a nessuno di mostrargli che direzione debba prendere il suo lavoro, volta le spalle alle controversie e prosegue per la sua strada... incrociarlo sulla via è un piacere. Siamo rimasti in pochi addetti ai lavori, sono l'unica giornalista e Andres Serrano è lì, pronto a soddisfare la mia curiosità. Lui, seduto su di una cattedra con podio sottostante ricoperto di velluto rosso, indossa una giacca scura con T-shirt nera e nel mezzo una croce greca rossa. Io, inginocchiata davanti all'arte, per comodità nello scrivere appoggiata al tavolo. Sembra quasi una confessione, tanto per restare in tema di religiosità!

Per non annoiarla, non le farò le solite domande "pesanti"... Cos'è la libertà?
"E' l'abilità di esprimere ciò che veramente sento e vivere come voglio. Sono felice perchè posso fare entrambe le cose."

Qual è la giornata tipo di Andres?
"Mi alzo tardi, dato che vado a dormire tardi. Colazione, vado in palestra 3 volte alla settimana, guardo le email. Porto a passeggio il mio cane. Insomma faccio cose usuali..."

Quale piatto è il suo preferito?
"Riso e fagioli, alla cubana. Mia madre era cubana e lo cucinava spesso."

Le piace ballare?
Ride. "Beh, sì... ma non i balli accademici. Mi piace il free-style, lo stile libero!"

Cosa vede quando il suo occhio cade per la prima volta su un soggetto?
"Come prima cosa vedo una sfida, poi vedo qualcuno che devo fare apparire bello. Il rapporto con l'opera si stabilisce dopo avere scattato la fotografia."

Ma ha già in mente cosa vuole comunicare nella foto, ancora prima di scegliere i soggetti?
"Sì, ho già chiara la costruzione dell'opera. A volte capita che, grazie al soggetto, la foto venga ancora meglio di come l'avevo immaginata."

A proposito della discussione accesa a cui ha assistito poco fa, in sede di conferenza, non pensa che gli italiani prendano troppo sul serio l'arte, mentre dovrebbe essere una cosa naturale, vedere qualcosa e decidere da soli se piace? (La polemica era sul fatto che Serrano ha dedicato degli scatti ai cadaveri in obitorio e alla diatriba sul bello)
"Questo tipo di dialogo eccita le persone ed è bello che sia così. Negli States non si tratta molto d'arte, se non tra esperti e amanti. L'attenzione dei media è rivolta allo sport, ai reality, alla musica, ai film. Se ne parla esclusivamente per qualche controversia e basta. Personalmente, mi piacciono le persone che non sono esperte d'arte, perchè mi considero uno di loro. Io andavo alle mostre solo per incontrare le donne!"

E chi ritiene sia più ironico, tra italiani e americani?
"Gli italiani sono più passionali!"

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