Intervista a Andrea Indini

Parla l'autore di "Unhappy hour", romanzo inchiesta sui giovani della Milano bene

Incontriamo Andrea Indini, giornalista e autore di Unhappy Hour (Leone Editore), romanzo inchiesta in uscita il 26 maggio in tutte le librerie d'Italia. Dieci amici, la fine dell'estate, dell'università, il tempo di assumersi le prime responsabilità, delle  decisioni importanti, dell'indipendenza dai genitori, degli arrivederci. Unhappy hour mostra un ritratto dei giovani della Milano bene raccontando storie, paure, amori e amicizie di un gruppo di amici tra i 24 e i 28 anni. Il 27 maggio al Bobino Club di Milano la presentazione ufficiale del libro.

Questo romanzo nasce da un'inchiesta sui giovani a Milano, come l'hai condotta e com'è venuta fuori l'idea del libro?
"Ho fatto un'inchiesta per prendere in analisi una fascia di giovani, dai liceali ai ventenni. Sono andato fuori dalle scuole per intervistare i ragazzi e poi nelle discoteche per incontrare il popolo della notte. Quello che mi ha colpito è che si parla di fatti di cronaca per abuso di alcol e droghe che si pensa riguardino pochi, mentre molti dei ragazzi con cui sono venuto in contatto ne fanno uso. Mi è poi venuta l’idea di romanzare le testimonianze che ho raccolto".

Hai 30 anni e questo è il tuo primo romanzo, quanto c'è di autobiografico?
"Tanto e poco. Questo romanzo parla a tutti i milanesi: non ci si ritrova in personaggi eccessivi forse, ma nel modo di vivere, nei locali, nei posti frequentati. Leggere questo libro è come fare un giro a Milano. Al personaggio a me più caro ho dato il mio nome e la mia professione: è la figura che tiene uniti tutti gli altri e nel corso del romanzo si innamora di una ragazza. Una storia diversa dalle altre sue precedenti, un sentimento più maturo".

Giovani ricchi, viziati e deresponsabilizzati: quanto dipende dal contesto sociale?
"Ho preso in analisi una fascia specifica di giovani, i 'figli di papà': quelli con ogni tipo di possibilità sociale, per i quali i soldi non sono un problema, sempre invitati alle feste trendy, d'inverno sciano e d'estate vanno in barca. Tutto questo non può essere considerato una colpa. La colpa, che non vuole essere un mio giudizio nel libro, sta nella mancanza di educazione da parte dei genitori. Questi ragazzi possono stare fuori tutta la notte e hanno disponibilità economiche molto elevate. Il personaggio di Tommaso è il prototipo di questi giovani: il padre lo vuole nella propria società, ha un futuro facile, ma lui preferisce rimanere a Milano a divertirsi con gli amici".

Qual è il ruolo dell'amicizia nel romanzo?
"I dieci protagonisti sono amici e si intrecciano, tenuti uniti dal filo rosso del personaggio di Andrea. Il senso di compagnia che si fanno tra di loro a volte diventa negativo e la compagnia diventa branco. Sono tutti insieme al tavolo in discoteca, ma poco spesso si interrogano sulla loro amicizia. Ci sono diversi episodi in cui si tradiscono. La diseducazione a cui sono soggetti passa sia nel rapporto con il proprio amico che con il proprio partner. Nel romanzo ci sono scene di sesso molto esplicite e forti proprio per indicare la perdita di umanità, a volte, in questi rapporti".

Che cosa significa essere giovani responsabili?
"La responsabilità non passa per il mancato divertimento. Il libro parla a tutti perché racconta le notti milanesi, tutti ci sono passati e ci passeranno. Non è una cosa sbagliata andare in discoteca o nei locali. La responsabilità è uscire da un locale, magari anche ubriachi, e non mettersi alla guida. La responsabilità è capire che divertirsi non equivale a stordirsi. Queste cose possono essere costruite e comprese attraverso una buona educazione, prima dei genitori e della scuola, poi della società, anche attraverso i media".

Il ruolo di Milano nel romanzo?
"Milano è una dei protagonisti del romanzo. Dj Alvin, che ha curato la prefazione, dice che il romanzo è come un film e in effetti il lettore può muoversi dentro a questa città, palazzi e strade vengono raccontati con minuzia per far vivere questo personaggio. La città di Milano troppo spesso viene accusata nei fatti di cronaca e dai politici, ma per me rimane la più bella città d'Italia".

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