Intervista

Intervista a Amélie Nothomb

Nuovo romanzo per la scrittrice belga che con "Né di Eva né di Adamo" torna a raccontarci della sua esperienza nell'adorato Giappone

Amélie Nothomb è una scrittrice belga che non ha bisogno forse di tante presentazioni. Per lei parlano i suoi romanzi, che regala al suo pubblico una volta l'anno. Voland ha appena pubblicato Né di Eva né di Adamo (Euro 13,00). Un libro bellissimo questo, perchè galoppa verso un finale poetico e commovente, trionfante come una marcia. Galoppa come la ventiduenne Amélie giù per il sacro monte Fujiama o come la Rapsodia di Liszt (e va da sé che si tratti di riferimenti al romanzo). Per chiunque ami la lettura, e la scrittura, vale la pena citare - tra le mille - questa frase: "quando qualcuno mi dice la parola giusta, finalmente divento capace di sentire". Il resto sul nuovo romanzo di Amélie Nothomb lo lasciamo alla volontà dei lettori.

Né di Eva né di Adamo arriva dopo x anni da Stupore e tremori: entrambi raccontano gli eventi vissuti da Lei in Giappone più di15 anni fa. La scrittura del suo ultimo romanzo cancella questo divario temporale. Perchè ha deciso di  pubblicare questo libro proprio ora? 
"La stesura di questo romanzo è del tutto recente. Ho iniziato a scrivere Né di Eva né di Adamo nella primavera - estate del 2006, mentre Stupore e tremori è del 1998. Perchè l'ho scritto proprio ora? Ci vorrebbe uno psicologo per capirlo! Nè di Eva nè di Adamo non era nei miei progetti, ma all'improvviso, nel 2006, ne sono rimasta incinta".

Lei pubblica solo un quarto di quello che scrive. C'è un criterio preciso nella scelta di cosa mandare in stampa?
"Si tratta in realtà di un criterio molto istintivo, non del tutto spiegabile. Talvolta ho il desiderio di condividere quello che ho scritto con un pubblico, altre volte si tratta di cose troppo intime oppure, semplicemente, non mi va di pubblicarle".

Sempre a proposito di pubblicazioni: l'editore francese Albin Michel pubblica un suo romanzo inedito all'anno. E' una media che sostiene da sempre. E' anche un sintomo di un suo rapporto gioioso con la scrittura. E' così?
"Assolutamente. Per me scrivere è un piacere, anzi un gioco. Ma vorrei spiegare che si tratta di un gioco complicato e anche pericoloso. E' un po' come il funanbolismo. Fallire un libro è brutto, tanto quanto fallire un bambino".

Anche nelle sue storie più drammatiche riesce a trovare almeo un piccolo spazio per  l'umorismo, come fa ad ottenere questo effetto?
"Sono contenta di questo, ma mentre scrivo io non so di avere poi l'effetto che lei dice. E' una cosa che non cerco, una fatalità. Se accade è perchè racconto delle storie terribili con una certa distanza e questo crea un effetto comico".

Lei riesce molto bene a caratterizzare umanamente. Delle mille sfaccettature dell'animo umano, cosa la affascina di più?
"Sicurmente l'aspetto nascosto. L'uomo ha una facciata sociale che non sceglie, ma gli viene imposta, non la può evitare. Di contro ce n'è anche una che scegliamo. Ed è quella che più mi interessa".

Figlia di un diplomatico, Lei ha girato il mondo vivendo un po' ovunque. C'è un posto che per Lei è casa o ha imparato a sentirsi a casa in ogni posto in cui si trova?
"Non c'è un posto che definisco "Casa", perchè per me ogni posto in cui vado, purchè ci siano libri, può essere casa mia. Anche volendo non potrei ssceglierne una perchè ho tanti posti a cui sono affezionata".

Con quale umore vengono accolti i suoi romanzi in Giappone?
"Stupore e tremori è stato molto criticato in Giappone, non è piaciuto a tutti, ha creato scandalo, ma è stato pubblicato. Se avessi fatto un'operazione analoga con la Cina, questo non sarebbe successo".

Nel suo nuovo romanzo scrive tra l'altro: "incontrare qualcuno e non parlargli del meteo equivale a ignorare il galateo". Quindi stamattina Lei è arrivata a Milano e ha guardato fuori dalla finestra, e?
"Trovo che sia stato molto carino da parte di Milano avere preparato questo cielo un po' grigio, che sembra tanto quello belga!"

Se io le spiego il significato del termine milanese scighera, Lei mi ricambia insegnandomi un'espressione metereologica francese?
"Sì: le dico puré de pois!"

Al lettore lo scioglimento dell'arcano sul significato dell'uno e dell'altro termine.

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