Intervista a Alviero Martini

Lo stilista che ha fatto indossare il viaggio racconta il suo sogno in un libro denso di vita

Chi, davanti ad un'antica carta geografica odorosa di storia, non ha mai sognato di viaggiare alla scoperta di Paesi e popoli lontani? Da qui nasce il sogno di Alviero Martini, lo stilista creatore della linea Prima Classe, che con la sua idea ha rivoluzionato il modo di concepire il viaggio, indossandolo. Ora il sogno di fare qualcosa di unico del piccolo Alviero, bimbo a cui tutti chiedevano il perchè di un nome tanto strano, è raccontato nel suo libro Un sogno. Il mondo in valigia. Una lunga, piacevole e costruttiva chiacchierata nella sua abitazione da viaggiatore ci ha consentito di scoprire un uomo sensibile che ha sudato per raggiungere i suoi obiettivi, da un piccolo paese e molti lavori alle luci delle passerelle. Sempre tenendo nel cuore il prezioso insegnamento della madre... dopo le cadute alzati e sorridi.

Alviero, oggi è qui in veste di scrittore. Ci parli di come ha preso forma il suo libro.
"Ho cucito insieme i ricordi e confezionato il libro, concedimi di usare questi termini riferiti alla sartoria... Non sono uno scrittore, ho semplicemente narrato la mia storia come esercizio terapeutico dopo l'uscita dalla mia società. Benchè fossi concorde con questo è stato un momento di travaglio e ho potuto così rimettere ordine nella vita. E' un libro intenso e denso, però all'inizio non volevo pubblicarlo. Poi un'amica scrittrice mi ha consigliato di farlo e così l'ho dovuto riscrivere tutto, alleggerendolo e pensandolo per il potenziale lettore."

Gli anni del dopo guerra in cui lei è cresciuto erano tempi difficili. A chi si è rivolto scrivendo il libro? 
"Sia ai miei coetanei sia ai giovani a cui ho fatto riferimento anche nella dedica affinchè comprendano che il successo non si ottiene in un giorno, ma solo studiando. Oggi la Tv dà molti cattivi segnali e fa pensare che pur senza talento si possa fare qualcosa. Certo, la fortuna conta, però conta di più l'energia che si mette in circolo. Non ho voluto parlare a fondo del dolore poichè la ritengo una cosa personale. Ho invece messo in risalto la speranza e come si possa realizzare il proprio sogno, pur non nascendo attorniato dalla ricchezza materiale."

Cosa ritiene indispensabile per raggiungere i propri obiettivi?
"Anzitutto la determinazione di voler perseguire il proprio scopo, la volontà, la disciplina, il rigore e fondamentale è l'allegria per rialzarsi dopo le cadute e andare aventi."

Quale crede sia il male peggiore della nostra società?
"Non c'è più spazio per la comunicazione sensibile e la Tv ne è il peggior esempio dando voce a chi urla e a chi è volgare. Un tempo i genitori riconducevano a seguire dei valori, oggi i bambini vengono spessissimo affidati alla televisione, al cellulare, al computer. Tutto ciò accade nei Paesi sviluppati, mentre andando nei Paesi poveri come India e Brasile ho potuto riscoprire il valore dell'infanzia."

E qual è la cosa più sgradevole di Milano?
"Sicuramente il fatto che le persone non ti guardino negli occhi quando ti parlano, ma ti scrutino da cima a fondo e poi guardino altrove per vedere chi c'è o se sono visti. Questo credo sia tipico di Milano, dal momento che nelle realtà più piccole non mi accade. Non c'è più l'amore per la conversazione e per l'uso di un linguaggio."

Che messaggio schietto darebbe a Milano?
"Guardiamoci negli occhi e parliamoci senza troppi pudori! Con garbo e verità."

Fra i personaggi dal gran carisma che ha incontrato, chi ricorda con più piacere?
"Tutti... Ebbi la fortuna di conoscere Vittorio Gassman che mi diede una grande lezione di dialettica, morale, etica e narrazione, che ho potuto usare nel libro. Infatti in alcuni punti sembra parlare il bimbo di 5 anni che ero. Ci sono poi Richard Gere di cui ho esposto a Milano le foto sul Tibet, Roland Petit, Luciana Sagvignano, Ornella Vanoni, ma anche i volontari, i medici, gli infermieri che ho incontrato in India. Queste persone hanno una grande energia e un'ottima "tenuta di strada", cioè un grande equilibrio."

Cosa ne pensa del mondo della moda oggi?
"Anche qui spesso vi è un'eccessiva mancanza di stile, che fa sembrare tutto concesso, ma credo vi sia bisogno di fermarsi, riflettere e rivedere i concetti che si esprimono."

Cosa distingue una buona idea da un'idea che dura nel tempo?
"Una buona idea la definirei moda, spazio momentaneo, un'idea che dura nel tempo è stile."

E con queste parole ci salutiamo augurandoci di sorridere alla vita, rialzandoci con stile dopo le cadute, come fanno i bravi ballerini avvolti dalla musica sul palcoscenico.

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