Intervista a Alina Marazzi

Le donne, il cinema, gli ostacoli, le opportunità, i percorsi di ricerca. Ne parliamo con la nota regista

Il 7 marzo esce nelle sale Vogliamo anche le rose, ultimo film di Alina Marazzi, film proiettato con successo di critica al Festival del Cinema di Torino, nella sezione Panorama Italiano e al Festival di Locarno. Con Alina Marazzi, la regista, riflettiamo sulla situazione del cinema al femminile fra successi, prospettive future e peculiarità.

Quanto l'essere donna ha influito sulla tua poetica cinematografica?
"Completamente. Chiunque si cimenta con l'espressione artistica di qualunque tipo, strada facendo scopre quale sia la sua cifra stilistica e poetica. Per me che lavoro da molto tempo nell'ambito del documentario, con Un'ora sola ti vorrei ho scavato nel mio io profondo, ho sciolto i nodi della mia vita, a partire da un fatto cosi traumatico come il suicidio di mia madre, attraverso un montaggio di spezzoni filmati da mio nonno. Ho compreso come la poetica dell'io fosse la più sincera espressione della mia verve artistica. Da lì il mio lavoro è cambiato in questa direzione e mi sono concentrata sull'io delle figure femminili, sempre cercando di andare oltre al ruolo che la società  impone e mettendo in evidenza come si sia più complessi di come si appare - le donne in particolare."

Una regista donna riscontra maggiori problematiche rispetto a un uomo?
"Si, come in quasi tutti gli ambiti di lavoro creativi, ricoprire un ruolo decisionale è sempre più ostico per una donna. Ci sono più donne che fanno documentari, fiction, piuttosto che film: nell'industria cinematografica ci sono ruoli molto più rigidi, in ambito registico ma anche tecnico.  Pochissimi direttori della fotografia sono donne e i ruoli tecnici sono ad appannaggio degli uomini. Spesso le donne in primis non si avvicinano ad ambiti tecnici, ma occorre dire che si tratta in effetti di categorie un po' chiuse."

Com'è la situazione del cinema al femminile in Italia e in Europa? Rispetto ai tuoi inizi il contesto in cui operi è diventato più aperto al riconoscimento di una professionalità donna?
"In Francia le donne sono più presenti anche ricoprendo ruoli tecnici, così come in Inghilterra e in Germania. La nostra è una cultura ancora troppo vecchia, ma alcune donne registe si stanno facendo strada e di ciò mi compiaccio. Fortunatamente le cose cambiano, ci sono più aperture, sono ottimista: il percorso è ancora lungo ma siamo parte integrante del cambiamento e ci sono decisamente più spazi di dialogo. Sia chiaro che per me non è questione di guerre fra sessi, ma di valorizzazione delle proprie specificità in un percorso di condivisione e crescita."

Vogliamo anche le rose è la tua ultima creatura. Ce ne parli?
"Il film ripercorre la storia delle donne dalla metà degli anni Sessanta fino alla fine dei Settanta, mettendola in relazione con l'oggi, suscitando prospettive d'analisi e una serie di valutazioni. Nel film tre attrici - Anita Caprioli, Teresa Saponangelo e Valentina Carnelutti - leggono tre diari e da qui si sviluppa il plot. Vi suggerisco il sito, che abbiamo curato e che, davvero, è molto bello: www.vogliamoanchelerose.it"

Cinema, documentari televisivi, laboratori: esperienze e campi d'azione differenti. In quale di tali ambiti ti senti più a tuo agio?
"Fa tutto parte di un percorso vario e articolato. Ho e avrò ancora molto da dire nell'ambito dei documentari che raccontano prospettive soggettive, legate all'intimo delle persone. Nel 2005 ho analizzato una scelta assoluta e definitiva come può apparire dall'esterno quella della clausura. La vicinanza stempera le differenze e ho trovato persone con un grande rispetto per questa fedeltà di scelta e con la voglia di andare avanti e perseverare nonostante le difficoltà e i problemi quotidiani. Valeria, monaca novizia, ha deciso di lasciare il convento, mentre si svolgeva il documentario e anche lei ha rappresentato e mi ha suscitato molte emozioni."

A quali donne senti di dovere dire grazie?
"A chi è venuto prima di me e ha lottato e combattuto per le libertà, che magari appaiono scontate ma di cui oggi godiamo. Parlo di femministe ma non solo, di donne che hanno divulgato i saperi e si sono battute per la crescita dei diritti. Dico grazie anche a Ilaria Fraioli, montatrice dei miei film e grande sperimentatrice del linguaggio quanto me."

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