Intervista a Alessandro Gassman

Un figlio d'arte arriva al Manzoni e regala al pubblico un testo forte della drammaturgia americana

Con già 130 repliche di successo ed una turnée in tutta Italia fino all'aprile prossimo, Alessandro Gassman, in veste di attore e regista, fa tappa a Milano, portando sul palco del Teatro Manzoni, fino al 30 ottobre, La parola ai giurati di Reginald Rose.

La parola ai giurati mette in scena un tema molto delicato...
"Sì, quello della pena di morte. Tutta la compagnia è contraria a questa presunta forma di giustizia: uccidere non fa tornare in vita nessuno. Personalmente, credo che ci sia piuttosto bisogno di applicare meglio le leggi".

Oltre ad essere attore, sei anche regista dello spettacolo. Come hai affrontato questo ruolo?
"È stato un lavoro di gruppo, ognuno di noi ha messo gran parte di sè. Il testo è fedele a Rose, ma la regia è più cinematografica, si ispira al film diretto da Sidney Lumet. Ho voluto riproporre il cinema dell'epoca, con luci che si avvicinassero a quella stessa fotografia. Tutti gli attori hanno pari peso sul palco, parte della regia è affidata al pubblico. Inoltre ho lavorato molto alla scenografia, abbiamo ricevuto molti applausi durante i cambi di scena. Il successo è dato anche dalla forma".

Si parla di America in questo testo. Com'è la società d'Oltreoceano oggi?
"Richiede cambiamenti. Se fossi statunitense voterei Obama. I segnali di repressione e recessione sono evidenti. L'America deve accettare che è finita la sua centralità rispetto al mondo. Potenze quali la Cina e l'India stanno avanzando e bisogna capirlo in tempo".

Parliamo di cinema. A Venezia, dove Il seme della scordia è stato uno dei quattro film in concorso, hai detto che è stato un anno fantastico...
"Assolutamente, tra cinema, teatro e tv è stata un'annata molto ricca. Con Caos calmo mi sono stati conferiti diversi premi, come il David di Donatello Migliore attore non protagonista. Altrettanto con La Parola ai giurati che ha vinto il biglietto d'oro".

Il cinema italiano sta lottando molto per riaffermarsi. Cosa sta facendo il teatro invece?
"Il teatro fatica perchè richiede una gestione complessa. Fare teatro è costoso, non si possono abbassare i prezzi dei biglietti, ed inevitabilmente bisogna pensare in una logica americana, ovvero al profitto. Dobbiamo fare il nostro lavoro pensando al pubblico ed il teatro deve essere accessibile a tutti. E soprattutto occorre realizzare buoni spettacoli: se si propone un prodotto di valore, la gente sceglierà il teatro".

Progetti per il futuro?

"Sempre il teatro e sempre da regista. Vorrei riadattare il testo degli anni '80 Cuba and His Teddy Bear di Reinaldo Povod's interpretato da Robert De Niro, ambientandolo a Roma con una comunità rumena. Poi mi piacerebbe essere presente al Festival del Teatro di Napoli con un'opera su Immanuel Kant. Quanto al cinema, presto uscirà Ex di Fausto Brizzi con Fabio De Luigi (febbraio 2009, ndr) e poi spero che venga distribuito Il compleanno di Marco Filiberti con Maria de Medeiros".

Sarai a Milano per tutto il mese di ottobre, che rapporto hai con questa città?
"Teatralmente parlando l'ho frequentata tanto, sono stato anche al Nuovo, San Babila, Ciak. Quando ero piccolo, adesso ho 43 anni, venivo perchè si diceva che era la città più divertente. È bella, si mangia bene, qui arriva il pesce migliore d'Italia! Se uscivo la sera, mi piaceva andare a ballare all'Amnesia o al Plastic".

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