Intervista a Alberto Traversi

The Art of Swing

Alberto Traversi è un giornalista innamorato della musica e dello Swing, in particolare. E' da poco uscito "The Art of Swing", il primo album del suo quartetto che propone i grandi successi dello Swing, da Cole Porter a Frank Sinatra, con in più due brani inediti di Alberto.

Quando ha avuto inizio la tua "avventura" col quartetto Swing?
"L'alberto Traversi 4et nasce quattro anni fa dalla mia grande passione per lo Swing. Fin da bambino ero vicino a questa musica. Essendo mio padre uno scrittore e musicista in una Big Band, ascoltavo già Cole Porter. Insomma lo Swing è nel mio DNA artistico."

A che età hai iniziato a suonare?
"A sei anni prendevo lezione di chitarra classica, poi mi sono diplomato in pianoforte al Conservatorio e mi sono messo a scrivere canzoni pop-rock."

C'è stato un periodo in cui, essendo tu un giornalista, hai dovuto lasciare da parte un po' la musica?
"Sì, sebbene abbia continuato a comporre. Ma mi è mancato molto il rapporto col pubblico e il cantare."

Quando sei felice cosa canti?
"Canto quello che vorrei sentire in quel momento. Ascolto di tutto, dal Jazz all'elettronica alla lirica, altra mia passione... come diceva Duke Ellington, esiste solo buona o cattiva musica. A volte mi capita di essere di ritorno da un mio concerto e di avere ancora voglia di cantare a squarciagola."

Cosa ti piace di più dello stare sul palco?
"Mi piace che anche chi non è un ascoltatore di Jazz, venga affascinato dallo Swing. I pezzi storici che riproponiamo sono parte del bagaglio culturale mondiale e chiunque ha sentito Frank Sinatra, almeno una volta nella vita. Pensa che mi hanno detto che ogni giorno si vendono 20000 Cd di Sinatra! Il Jazz non è un genere facile da ascoltare, ma lo Swing è più accessibile. In certi momenti si crea un tale dialogo tra musicisti e pubblico che la situazione è magica. Poi ti accorgi dagli occhi di chi hai di fronte, se la cosa è piaciuta veramente."

Come vedi il panorama dei giovani jazzisti?
"E' un buon momento e vedo molti talenti, seppur il mercato musicale sia in crisi e per questo sia difficile far conoscere i progetti più alternativi. Però un tempo era impensabile che si parlasse di Jazz in Tv o in luoghi non dediti solo ad esso. Ora invece, grazie allo Swing, c'è più apertura. Comunque i musicisti jazz tendono a restare nel loro mondo, a voler dimostrare d'essere dei virtuosi, con una percezione del Jazz troppo intimista ed ermetica. Il problema è che spesso si tratta di una nicchia che non vuole ampliare il proprio pubblico. Il Jazz è un genere "cattivo", nel senso che se non gli presti l'attenzione che merita ti può risultare insopportabile."

Cosa servirebbe per svecchiare questo modo di concepire il Jazz come musica solo per una cerchia ristretta?
"Servono linguaggi diversi. Lo Swing, appunto, come sottogenere fa arrivare le cose più semplici a tutti. Il Jazz, del resto, è anzitutto un modo di interpretare le melodie."

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