Intervista

Intervista a Albert Vorne

Giovane Dj della malinconia futurista

E' giovane, ma di cose ne ha fatte e di posti ne ha girati. Nato a Ginevra e cresciuto nelle vicinanze dell'aeroporto di Malpensa, forse è stata proprio quest'aria di partenze ed arrivi ad influenzare il dinamismo della sua musica. Stiamo parlando di Albert Vorne, Dj resident della serata Lust Minute, che si tiene una volta al mese al Gasoline di Milano.

Da piccolo già scratchavi coi vecchi vinili?
"No... però mi piaceva ascoltare i dischi e fui colpito da un album dei Club Culture che aveva mia zia. A 11 anni sperimentavo le mie prime produzioni con la Playstation, muovendomi sul rap della West Coast. A 15 anni, grazie ad un viaggio studio in Inghilterra, comprai i primi Cd di musica elettronica da rielaborare con un programma della Playstation. Lo step successivo fu quello di mettere i dischi. A 17 anni andavo alle prime feste come Dj e le cose andavano bene. Mi sono avvicinato via via alla progressive, ma non a quella italiana anni '90, bensì a quella inglese, più vicina alla house, più melodica."

Che difficoltà trova questo genere in Italia?
"Tale genere di progressive non rientra nei canoni italiani e i rami che potrebbe avere non sbocciano. Per fortuna qualche "fiore" l'ha prodotto e, seppur all'inizio non credessi di poter avere un vasto seguito, ora ho pure un mio fan club."

Su che base scegli l'ultimo disco da mettere in una serata?
"L'ultimo pezzo non è sempre lo stesso. Cerco di sceglierne uno senza tempo, che sia una via di mezzo tra il ricordo collettivo e quello personale."

Qual è la soddifazione di un Dj durante una serata?
"Quando ti accorgi che la gente non è lì solo per bere, ma capisce quello che stai facendo, ti segue e si crea così una bella atmosfera."

C'è qualche aneddoto curioso relativo ad una tua performance?
"Avevo aperto la serta per un famoso Dj olandese e tutto era andato benissimo. Mentre cambiavano i lettori cd, col cavo ho preso una puntina ed è saltata tre volte. Invece, fui molto lusingato quando Victor Canderone, produttore anche di Madonna, sentendomi suonare corse a scriversi il nome del primo disco che avevo messo, che era "Time to Batania".

Cosa non dimentichi di fare prima di una serata?
"Ricontrollo tutti i dischi e pulisco le puntine."

Cosa non dovrebbe mai fare un Dj?
"Non dovrebbe reputarsi più musicista di quello che sia."

Sei anche un giovane produttore. Parlami un po' di quest'altro tuo aspetto.
"Il mondo dei Dj è strettamente legato a quello dei produttori. Nella produzione mi avvalgo di musicisti, di Dj e di rumoristi che effettuano una ricerca sui suoni. La ricerca ha un ruolo molto importante."

Se fossimo nell'era del baratto, con cosa scambieresti uno dei tuoi dischi preferiti?
"Se a un disco tengo veramente non lo baratterei per nulla al mondo. Però scambierei un disco a cui non sono strettamente legato con un'altra forma d'arte."

A che forma d'arte si avvicina la musica che suoni?
"Credo a quella di inizio '900, al movimento futurista, che a mio avviso è stata l'ultima vera avanguardia. Adoro Boccioni e il dinamismo, il fatto che si riesca a comunicare cose così forti."

Dimmi il titolo di uno dei tuoi brani.
"Melancolia... si rifà al concetto si solitudine, riflessività, malinconia. La malinconia è una sensazione in cui può essere dolce cullarsi, se nutrita di speranza."

E i tuoi prossimi progetti?
"C'è una collaborazione con Gavyn Mitchel, resident Dj di The Gallery di Londra. Nel 2007 è previsto il mio primo album."

© Copyright Milanodabere.it - Tutti i diritti riservati
  • ARGOMENTI