Intervista a Alan Barillaro

Supervising animator dei capolavori Disney Pixar, ci spiega la ricetta del successo di "Wall-E"

Dal nome è chiaro: Alan Barillaro è italoamericano, di madre abruzzese e padre calabrese. Cresciuto in Canada, ora è supervisore all'animazione di tante pellicole targate Disney Pixar, l'ultima è Wall-E. A Milano qualche giorno fa per la presentazione del dvd del capolavoro disneyano in gara per gli Oscar 2009, colpisce per la giovane età e la parlantina spedita.

Si ricorda quando ha cominciato a lavorare a Wall-E?
"Ricordo che ero esausto, perché avevo praticamente appena terminato di seguire la produzione de Gli Incredibili. Però quando mi spiegarono di cosa si trattava, ne fui subito entusiasta. Wall-E rappresenta una sfida e al tempo stesso un sogno per qualunque animatore, perchè per la prima volta si sarebbe raccontata una storia d'amore senza dialogo, un film quasi muto animato".

Ci spieghi meglio la particolarità di questo film per un "addetto ai lavori".
"Il punto è che realizzare una storia del genere significa trasformare degli oggetti inanimati in attori veri e propri, con delle performance all'altezza del miglior mimo. Il lavoro sulle espressioni, sui movimenti è di grande livello: i personaggi - e ricordo che stiamo parlando di robot - dovevano far trasparire le emozioni, i sentimenti, i pensieri attraverso una fisicità limitata".

La sua squadra di animatori come ha superato questi limiti?
"Innanzitutto, abbiamo lavorato sotto la direzione del regista Andrew Stanton (Alla ricerca di Nemo, Ratatouille). Stanton ci ha guidato dandoci preziosi consigli e spronandoci sempre. Per intenderci: ha spedito me e tutta la compagnia di animatori in una discarica per vedere quali oggetti curiosi si potevano trovare, per poi trasferire la nostra esperienza nelle scene del film. Ci ricordava sempre di pensare alla funzione di Wall-E (il suo essere un compattatore di rifiuti, n.d.r.) per realizzare i suoi atteggiamenti e comportamenti. Stanton sottolineava sempre l'importanza delle caratteristiche di questo robot: Wall-E non ha bocca, non ha naso, orecchie, ha solo gli occhi e poi ha braccia ma non ha gomiti e così via".

Per ogni film d'animazione si sottolineano i tempi lunghi di produzione per via della qualità sempre più eccellente che si intende ottenere. Qual è la peculiarità di Wall-E in questo ambito?
"Credo che sia impressionante il lavoro fatto sulla luce, sul colore: il risultato è una profondità di piani straordinaria, che ha contribuito a rendere più intense le scene del film. Inoltre, una delle caratteristiche della Disney è la cura del prodotto: non c'è nulla che arrivi sul mercato che non sia stato seguito nei dettagli. Del resto è questo il metodo che ha caratterizzato la produzione di Wall-E: davvero possono volerci due o tre ore di lavoro per creare tre secondi di scena effettiva. Pensate che per questo film sono stati realizzati 18 mila storyboards, immaginatevi la mole di lavoro!".

Quali sono stati i tempi di questo film?
"Il progetto è partito cinque anni prima dell'uscita al cinema, io vi ho preso parte attiva due anni dopo. Quindi, ho dedicato a Wall-E tre anni di lavoro".

Non ha mai desiderato fare altro nella vita, se non l'animatore?
"L'animazione è la mia vita. I primi ricordi della mia infanzia sono legati a mio nonno, che tra l'altro studiò disegno a Milano, prima di trasferirsi in Canada. Io ho preso in mano la matita da subito, ho cominciato a disegnare e non mi sono più fermato". 

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