Intervista a Airìn

Per fare musica bisogna avere una personalità propria? Parola di Irene Maggi!

Non bisogna avere paura di usare la parola pop. Arrangiamenti curati, voce graziosa che si inerpica sulle melodie ora dai toni più jazzati, cantautorali o freschi. La voce in questione appartiene ad Airìn, all'anagrafe Irene Maggi, giovane cantautrice che studia alla Scuola Civica di Jazz. Il suo album, Il regalo (Adesiva Discografica), arriva dopo un paio di anni di concerti in giro per l'Italia con le sue canzoni e la sua diamonica.

Cominciamo dall'inizio. Da dove è saltato fuori il tuo pseudonimo?
"È il soprannome che mi ha dato una mia amica prendendo spunto dalla canzone di un artista newyorchese con cui lavorava. Il pezzo si chiamava Irene che in inglese si pronuncia Airin".

Anche l'idea dell'album è partita un po' per gioco?
"Il mio coinquilino aveva aperto uno studio di registrazione. Abbiamo chiamato i ragazzi dei Mariposa e dalle registrazioni è nato un ep con cinque pezzi. Chiunque fosse disponibile a suonare senza essere pagato a dirla tutta".

Qual è il filo conduttore del disco?
"Sostanzialmente sono tutte canzoni d'amore, cosa che non vorrò più fare in futuro. Ho riscontrato che le cantautrici non riescono a raccontare storie, raccontano solo di sè e di storie struggenti d'amore. Con il nuovo materiale voglio dimostrare che non è così, scriverò d'altro".

Quali sono gli artisti che ascolti più spesso?
"Direi la musica cantautorale filoinglese e americana da Joni Mitchell a Antony, seguo anche molto la musica italiana. Mi piaccino parecchio i Ministri, Marta sui tubi, Samuel Katarro, Vasco Brondi... Anche il disco dei Baby Blue è molto bello. Mi piacciono perché c'è un contatto diretto, posso andare ai concerti, vedere le persone, appartengono un po' al mio circuito".

Hai citato diversi nomi italiani che nel circuito "alternativo" hanno riscosso notevole successo ma fanno dei generi diversi fra loro, secondo te cosa li accomuna? Si può parlare di una scena?
"Siamo sempre lì a incaponirci su cosa è indie o non lo è. Quello che conta è il modo di proporre la musica non il contenuto. Tutto quello che tiene insieme i vari Vasco, Samuel, Alessandro Grazian è che fanno musica senza un progetto economico dietro. I Marta sui tubi hanno detto no all'offerta della Caselli perchè sapevano che avrebbe sconvolto il loro sound".

Hai visto diverse città italiane durante i tuoi concerti, come ti sembra messa Milano dal punto di vista musicale?
"Il 2008 è stato un flop per qualunque iniziativa, andavo a concerti dove non c'era nessuno. Mentre adesso mi capita di andare alla Casa (La Casa 139, ndr) e sentire che è sold out. C'è da dire che sta diventando una moda andare in certi locali e seguire questo tipo di eventi. Andando al Circolo Magnolia per vedere Joan as a police woman non ti aspetteresti migliaia di persone".

Io spero sempre che tutta la gente che vedo si andata perché interessata a scoprire nuova musica...
"La curiosità c'è. Io insegno canto ad alcuni ragazzi e tutti vogliono cantare i Black Eyed Peas o Elisa. Perchè  non ascoltare la roba che propinano le varie Maria De Filippi e X factor. Non riesco a guardarle quelle trasmissioni".

Cosa ti piace di Milano?
"Ci sono molti luoghi belli come il planetario e il farfallario. Ci sono anche tantissime mostre. Però ci sono pochi locali per fare concerti a parte quelli che abbiamo già citato. È un peccato".

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