Sono più informali del ristorante, ma non sono trattorie. Hanno un non so che di parigino, ma preferiscono lo stile mediterraneo. I bistrot meneghini apparecchiano i tavolini.

ARTE DA GUSTARE - Qui, non c'è un orario canonico per il pranzo e per la cena. Si mangia quando se ne ha voglia, da mezzogiorno all'una di notte. Prima di vedere una mostra o dopo averla vista. Al Bistrot Bovisa, parentesi di vetrate trasparenti della Triennale Bovisa, la cucina è in funzione senza interruzione, con tre giovani chef ai fornelli: Elisabetta Zecca, Flavio Militello e Willy Herrera. Che interpretano a perfezione le ricette ideate dal maestro Moreno Cedroni, o che creano, con testa lesta e mano franca, piattini sprint. Ecco allora, da una parte, manicaretti cedroniani della serie bresaola di tonno con zucchine, olio e limone; salmone marinato con pomodoro, mozzarella e pan brioche; baccalà dissalato con pappa al pomodoro e cipolla stufata; fragole con spuma di yogurt magro; e panna poco cotta ai frutti di bosco. Dall'altra, pietanzine di carne e pesce nate dalla fantasia dei cuochi del locale, in cui la nota giocosa è data dall'uso originale di sale e pepe di varia provenienza. Come nel caso della tagliata di filetto irandese, del cocktail di capesante dell'Atlantico e della tagliata di petto d'anatra francese. Senza dimenticare giri in bianco-rosa, all'insegna di formaggi e salumi di nicchia. Da abbinare a un buon calice.

DICA 33 - E si ascolta il respiro di un posticino che sa di casa, con i suoi arredi in legno verde e le sue tovaglie colorate. Una diversa dall'altra. Perché al Bistrot 33 l'atmosfera è semplice, quella giusta per cenare con stile informale. Dalle 18.30 a mezzanotte e mezza. Ideale per un pre o post cinema e teatro. Nel piatto? Quello che recitano le lavagne appese alle pareti: taglieri coronati da Crudo di Parma, Coppa Piacentina, pancetta, culatello, lardo di Colonnata o di Arnad, speck, mortadella tartufata, capocollo calabro, salame di Felino, finocchiona e salamini al Nebbiolo o al Barolo, nonché da latticini come bosina (formaggio di pecora molto cremoso), crutin al tartufo (dell'Albese), bonrus ubriaco (del Piave) e Gorgonzola, serviti con confetture, mostarde, gelatine di vino e miele; e poi tigelle calde, crostoni, carpacci, insalatone, zuppe, polente, fondute e dolci casalinghi. E per gli stomaci insaziabili? Tre menu a prezzo fisso (a 20, 25 e 30 euro) con walzer continuo di portate. Finché la fame è placata.

NEL BLU DIPNTO DI BLU - In un duettare di ombre e di luci, pare di stare fra le onde del mare. Donde vengono i protagonisti di questo localino molto bistrot parigino ma in vestito marino: Ostriche & Vino. Dove solo i figli di Nettuno entrano nel menu, vero compendio di ostriche (ben 11 le tipologie presenti), cozze in molteplici versioni (servite in pentoloni, con immancabile presenza delle patatine fritte) e mandorle, ricci, tartufi, lumache e lumachine di mare, clams, vongole veraci, cannolicchi, gamberi rosa, gamberi rossi di Mazara, gamberetti grigi, granseola, astice, scampi, coquilles Saint Jacques, da selezionare per un plateau royal personalizzato. Per poi tuffarsi su crudo di branzino, orata, salmone al naturale norvegese e tartare di tonno; squaletto bretone con pomodorini di Pachino; involtini di cernia con pancetta piemontese croccante; soupe de poisson con crostini; fritturina di gamberetti e pesciolini; ostrica di cioccolato con fragole e panna; e crêpe flambé al Grand Marnier o alla crema di castagne. I complici? Nettari italiani e francesi.

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