Cena Asiatica in Giardino Milano

Giardini d'Oriente

L'aromatica cucina asiatica sposa ariose atmosfere green

Raffinata, ammandorlata e piccantina, la cucina asiatica corteggia il palato con le note suadenti di esotici ingredienti. Sublimati in ricette pronte a condurre la mente verso mondi lontani. Nel giro di una cena. Da assaporare con le bacchette, in spazi sorprendenti per una Milano metropolitana. Ecco allora svelarsi giardini segreti, ariose verande e placide oasi dove rilassarsi nelle sere d'estate. Gustando piatti jap, thai, cinesi e vietnamiti. Che alla tradizione uniscono l'estro della contemporaneità.

EDEN ZEN
- È verde, minimale, silenzioso ed essenziale. In una parola: zen. È l'eden green del ristorante Finger's Garden (in zona Zara). Fino a qualche tempo fa centro buddhista, oggi ristorante con 1.400 metri quadrati ritmati da aceri, bonsai, aiuole e tavoli a lume di candela. Il tutto avvolto dalle mura decorate a spray dal wall painter modenese Mauro Roselli. Che ha ritratto paesaggi giapponesi fluttuanti in un'evanescente quiete onirica, creando un ambiente sospeso nella calma del tempo. Perfetto contesto per una serata prelibata, firmata dallo chef nippo-brasiliano Roberto Okabe, affiancato dal giovane cuoco cino-paulista Gustavo Young. Per un intreccio di culture, saperi e sapori. Espressi in una cucina baciata dal Sol Levante, sfiorata dal Mediterraneo e contaminata da una creatività ficcante. Fuori da ogni canone e stereotipo. Come accade per il Taiyo (Sole) e Luna, in cui materie prime apparentemente antitetiche si incontrano per dar vita a una pietanza soave-croccante: capesante scottate con besciamella, gelatina di soia e pasta kataifi. E come succede per la saudade do brasil: maxi nigiri quadrato con tartare di salmone, guacamole e cream cheese. E per un riso stravagante? Risotto al nero di seppia con parmigiano mantecato alla prugna giapponese. Da sperimentare anche seduti nel tatami al centro del locale, lungo il banco sushi in sequoia o nella luminosa veranda.

ARIA D'ASIA - Una candida veranda tutta legno e luce fa pure da corte estiva al ristorante Su Garden, asiatica "isola" (non lontana da Porta Venezia) gestita con passione da Julian Wang e Jessica Zhu (marito e moglie): la Cina nel DNA e Milano nell'anima. La culinaria proposta? Cinese, nella sua accezione cantonese, elegante e delicata. E thailandese, nel suo saggio utilizzo di spezie e di incroci agro-dolci-piccantini. Il tutto declinato in un menu che rende onore sia alla tradizione sia alla fantasia dello chef Chong Yin, originario di Hong Kong, al cui fianco spicca la cuoca thai Song Ni. E così, accanto ai più classici pollo alla kung pao e anatra alla pechinese, ecco apparire il fragrante involtino con salmone, Philadelphia e lattuga, il fagottino farcito di carne e la frittellina di gamberi e patate. Per un delizioso e dorato tris. E ancora, le tagliatelle (di riso) con gamberi, cipollotto, germogli di soia e arachidi, gli eterei ravioli al samone e zucchine e i tagliolini in brodo alla taiwanese con pollo, vitello, gamberi, bambù, lattuga e zenzero. Per un omaggio all'arte della zuppa, che qui incontra plurime versioni. Senza dimenticare una portata imperiale come il tenero galletto stufato con pak choi (coste thailandesi), le puntine di maiale al miele biologico (bergamasco) e una serie di intriganti tuberi e ortaggi: dal taro (patata cinese) al vapore o alla piastra ai kan kung (spinaci thai) saltati, dall'insalata di papaya verde alle verdure ripiene di gamberi in casseruola. Per seducenti e salutari assaggi.

JUNGLE-LOUNGE
- Una locanda asiatica con grandi alberi. Così è lo Shambala: secondo l'antica dottrina tibetana, il mitico regno che simboleggia la purezza del mondo; nella versione urbana, tempio gustoso (in fondo a Via Ripamonti) con lussureggiante giardino prezioso di siepi di bambù, noccioli, salici e statue di Buddha giunte da Bali. Un rifugio soffuso dove cenare sotto le stelle, assaggiando pietanze fusion capaci di mixare radici thailandesi, vitnamite e nipponiche. Et voilà, dunque, il thai tuna sashimi, tonno scottato in semi di coriandolo, pepe rosa e salsa al tamarindo; il po piah sod, sushi vetnamita in carta di riso con verdure e salmone su salsa allo zenzero; e la vietnam phi le, tartare di filetto di manzo marinata in salsa piccante su letto di cetrioli. E ancora, lo hai nam pla, filetto di branzino cotto al vapore in foglie di banana e corredato da salsa al curry; la rosa di salmone con puré d'ananas aromatizzato al galanga e pepe rosa e ingentilito da menta fresca; e i gaeng kheow wan gai, bocconcini di pollo con pompelmo rosa saltati in latte di cocco, curcuma e curry verde. E nel calice? Un Asian Mary, summa di succo di pomodoro, wasabi, sakè, soia, lime e noce moscata. Ottimo anche per accompagnare un aperitivo estivo, una serata di musica live o un salotto culturale nella jungle-lounge.
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