Franciacorta: ieri, oggi, domani

Memorie, idee e progetti intorno a un vino simbolo di eleganza

Franciacorta. E sai cosa bevi. Oops, forse il claim faceva riferimento a un'altra "bevanda" spumeggiante. Poco importa. Lo slogan ben si adatta a un vino autentico e raffinato, ambasciatore di un territorio che occupa il bresciano bacino morenico sito a sud del Lago d'Iseo. Una landa da sempre vocata alla viticoltura, ma che solo negli ultimi cinquant'anni ha saputo distinguersi, mettendo a punto una produzione di eccellenza, espressione di un genius loci fatto di un variegato terroir, solidi valori, tenacia e un pizzico di audacia. Perché si sa, è osando che si conquista il mondo.

GLORIOSO PASSATO
- Ed ebbe il coraggio di osare mister Franco Ziliani. Quando, nel lontano 1961, insieme a Guido Berlucchi e a Giorgio Lanciani, diede vita al primo Franciacorta. Pardon, al Pinot di Franciacorta, progenitore dell'attuale docg, che predilige lo chardonnay quale uva base. L'idea? Creare un metodo classico autoctono, virtuoso nel suo prender spunto dallo Champagne ma capace di svestire i panni della solennità per indossare l'abito della semplicità. Insomma, un nettare festoso e quotidiano, piacevole compagno del pasto. E mister Ziliani, da visionario pioniere, ci riuscì, democratizzando il buon bere. Una storia di caparbietà e di successo, narrata in un libro edito da Electa e in vendita in libreria (a 80 Euro): Berlucchi. Un volume denso di immagini e parole, aneddoti e curiosità. In perfetto equilibrio tra vintage e moderno, nostalgie rétro e sguardi contemporanei. Per scoprire la storia di un'epoca effervescente, che prosegue tuttora, anche grazie ai figli di Franco: Cristina, Paolo e Arturo. E che sublima in una collezione franciacortina, florilegio di Brut, Satèn, Rosé e Pas Dosé. Suddivisi in quattro bacchiche "famiglie": la serie dei "Berlucchi '61", celebrazione di freschezza e socievolezza; la gamma dei "Cellarius", tutti millesimati, proseliti del tempo e della pazienza; i nobili nettari della "Cuvée Imperiale", dalle note soavi e fruttate e dal perlage ricco e vivace; nonché i gioielli di "Palazzo Lana", regali e persistenti. Come la dimora da cui prendono il nome. Quella in cui avvenne l'incontro Ziliani-Berlucchi. Da cui la nascita della Guido Berlucchi & C., con sede a Borgonato di Corte Franca. E a cui fanno capo pure l'azienda Antica Fratta di Monticelli Brusati e il Relaisfranciacorta, a Colombaro di Corte Franca. Vestito di seicentesche mura.

EFFERVESCENTE PRESENTE
- Intanto, c'è chi il muro (del pregiudizio) lo salta. Superando il confine del già gustato e sperimentato. E proponendo un inedito connubio con leccornie d'Oriente. Sono i vini della Tenuta Montenisa, gemmazione franciacortina di Marchesi Antinori, in quel di Cazzago San Martino: 60 ettari di vigneti che regalano nettari intriganti e fragranti, volitivi e versatili, capaci di sposare pietanze agre e sapide, trasparenti e consistenti come quelle del ristorante Bon Wei, punto di riferimento milanese per l'alta cucina cinese. Risultato? Sorprendenti matrimoni di sapore, celebrati in un'atmosfera sospesa nella soffice levità di uno spazio laccato e vellutato. E così, il Brut di casa Montenisa, figlio di uve chardonnay, pinot bianco e pinot nero, ben si accorda con la solare insalata di mango e i tradizionali dim sum: ravioli cotti al vapore e ripieni di gamberi o di aromatica carne di maiale. Mentre il Dizero delizia con la sua purezza, la sua spuma cremosa e la sua complessa personalità. Corteggiando un riso delicato, saltato nel wok con bocconcini di pollo e baccalà. E il vibrante Rosé? Abbraccia una rosata anima gemella come l'astice allo zenzero servito nel suo carapace. Infine c'è lui, dedicato a una lei: il Contessa Maggi, un Franciacorta Riserva aristocratico come il nome che porta. Un millesimato austero e signorile, in grado di rendere onore sia alle tenere costine sale e pepe (firmate dallo chef Guoqing Zhang) sia a madama Camilla, erede della famiglia bresciana che, dalla fine dell'Ottocento, divenne proprietaria del borgo di Calino. Patria di Montenisa.

FRAGRANTE FUTURO
- "L'importante è cominciare". Questo il motto del giovane Joska Biondelli: una lunga esperienza nel mondo economico-finanziario e un futuro prossimo venturo come vignaiolo. Ultima generazione di una famiglia che, in Franciacorta, le vigne le ha sempre avute e coltivate (realizzando soprattutto vini fermi e rosati). Il suo intento? Produrre un "Vinochecattura", termine che ben sintetizza un progetto fatto di passione, fascino e seduzione. In pratica: un Franciacorta invitante, sincero ed equilibrato, non troppo amaro e non eccessivamente acido. Un nettare di carattere, capace di farsi ricordare. Ottenuto da uve biologiche e lavorato in un'azienda che vanta le più moderne tecnologie, una cantina sotterranea e una cascina del Cinquecento, edificata di fronte al Castello di Bornato, nel comune di Cazzago San Martino. Un vino che ancora non c'è ma la cui presentazione al pubblico è prevista per l'11 dicembre 2012, al Circolo del Teatro di Brescia. Dove il Brut fa il suo debutto in società, frutto di sole uve chardonnay, di una pressatura soffice e di un riposo di almeno due anni sui lieviti. Per una cuvée dall'anima smart ma grintosa. Che presto conta di avere altri fratelli Biondelli: un serico, gentile e femminile Satèn; un elegante Rosé, dalle nuance di frutti rossi e miele; e un Millesimato balsamico, speziato, pieno e strutturato. Dalla lunga persistenza al palato.

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