Feel rouge

Al ristorante Historia per assaporare piatti veraci di terra e di mare

Bianco e grigio. Grigio e bianco. E poi un tocco di rosso. Giusto a dare la nota di colore. Rossi i pesciolini disegnati sul muro; rossi le lampade e i lampadari recuperati dai mercatini dell'antiquariato; rossi il tavolino e le due sedie al centro della sala e rossi i tovaglioli accoccolati sulle candide tovaglie. Al ristorante Historia sono i dettagli a fare la differenza. Un locale grazioso, voluto e pensato dalla titolare Lina Gravina, vulcanica napoletana innamorata della Spagna. E un poco di aria iberica si respira nel locale. Insieme a un venticello francese e a uno partenopeo. Ecco allora, qua e là, calienti pennellate rubiconde e un non so che di bistrot parigino stemperato nella napoletaneità più verace, leggibile nei decori che riproducono piatti, bicchieri, credenze, vasi di fiori, panni stesi, Golfo di Napoli (dedicato al padre di Lina) e gatto anti-iella. Il pizzico curioso? Tre piccoli privé a due posti che paiono balconcini sul mondo.

A TAVOLA - Se gli occhi sono lo specchio dell'anima, in questo caso è la cucina a riflettere perfettamente la filosofia del locale. Nel senso che lo chef James Iotti, emiliano di origine ma con esperienze in Spagna, Francia e America, ben sa interpretare lo spirito del posto. Dunque, via libera sia a ricettine con la "r" moscia sia a piatti che riveriscono la terra del flamenco, quella del Vesuvio e del Mediterraneo in genere. E che, in linguaggio mangereccio, si sostanziano in un bianco-rosso plateau di freschi latticini preparato con cura (bruschettine al pomodoro, sfoglia con bufala, pomodorini e basilico, mozzarella di bufala con pomodori cuore di bue, provola di bufala affumicata, nodini di scamorza, dadolata di bufala e pomodorini, ricottine di bufala e burrata di Andria); zuppa di cozze e vongole con frisella agliata; polipo all'amalfitana con cipollotti e pomodorini su crostone casereccio; scialatielli con cozze, vongole e pomodorini; calamarata (ossia, anelli di pasta con calamari grigliati); paccheri con foglie di mozzarella di bufala, pomodorini e basilico e frittura di calamari e fiori di zucca. Per poi passare in landa francese con il plateau dei crudi (ostriche, clams, mandorle di mare) e degli appena scottati (gamberi rossi e lumache di mare), serviti con salsa alla senape e all'aceto di vino rosso con cipolle rosse (il rosso torna sempre!), nonché con la bouillabaisse, presentata nel coccio. E ancora sconfinare in Spagna con l'astice alla catalana con riso saltato al curry e verdure al coriandolo; il tonno ai ferri con gazpacho freddo e il filetto alla galiziana. Anche se non mancano ghiottonerie della tradizione emiliana quali il gnocco fritto con salumi e maltagliati al culatello di Zibello in canasta di parmigiano. E bontà di carne come la tagliata di scottona alla toscanaccia e il filetto di manzo in insalata con sedano, rucola, olio tartufato e parmigiano.

LE CHICCHE - Indubbiamente i piattini a sorpresa che prepara lo chef a seconda dell'offerta del mercato. Poi il tonno multiversione (in tartare, in carpaccio, ai ferri e in sfoglia), la pasta fresca fatta in casa (tagliatelle, scialatielli e maltagliati) e i dolci casalinghi (ciambellone al cioccolato, all'ananas e alle fragole, sbrisolona morbida alle pere e alle mele verdi e cioccolatissimo, ovvero soufflé al cioccolato fondente caldo). Senza trascurare i vini: bianchi e rossi italiani e qualche champagne.

A CORREDO - Anzitutto l'aperitivo con gnocco fritto, affettati e calice di vino (5 euro), magari da assaporare nel dehors, tra tavolini bianchi e fiori rossi. E poi le serate: mercoledì francese e giovedì napoletana, con piatti e musica dal vivo a tema. Ma Historia è aperta anche a mezzogiorno, con business lunch dal lunedì al venerdì (insalata di granchio e avocado, di melone e gamberi e di riso con scampi a 15 euro e altri piatti mediterranei come polipo alla recchese, ziti calabresi noci e zola e tonno alla crema di basilico con riso Carnaroli) e menu à la carte il sabato e la domenica.

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