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Essenza di Mizu

La cucina giapponese si fa bella e leggiadra

Acqua. Che scorre nella fontana posta al centro del ristorante, specchiandosi sul soffitto. Onde. Di polistirolo, gesso e cemento, che si rincorrono lungo le pareti. Ghiaccio. Che, cristallino, fa da letto al freschissimo sushi. Al Mizu tutto rimanda al liquido elemento (anche il nome stesso). E tutto conduce alla calma. Complici il fuoco, del laccato rosso del bancone bar; l'aria, profumata della vaniglia che aromatizza le candele; e la terra, sublimata nel legno, nel bambù e nella preziosa carta da parati karacho. Un luogo soffice e sottile, che seduce i sensi. Con grazia. In corso Sempione.

LA LEGGEREZZA - Originario di Tokyo, lo chef Hirohiko Shimizu se ne sta dietro al banco del sushi. Ma se ne va anche ai fornelli, pronto a preparare delizie jap cucinate con estro e raffinato gusto estetico, utilizzando ingredienti che esulano dalla nipponica tradizione. È così che le rondelline di jalapeño suggellano con piccantino tocco il sushimi di toro (ventresca di tonno) in salsa ponzu (realizzata con soia, sakè e succo di limone); che gli involtini di pesce (branzino, tonno e salmone), incontrano le mediterranee sfumature della rucola, del pomodorino e della salsa al limone; e che la cipolla rossa sposa a meraviglia la rapa bianca (daikon) e il tonno scottato, creando un inedito trittico di sapore. Senza dimenticare il curry, che accompagna i fragranti involtini di gamberi ed edamame in sfoglia di riso, nonché la melanzana, che, morbida morbida, rosolata in salsa si miso, fa da alveo a tenerissime fettine di manzo. Che si tagliano con un grissino. Pardon, con le bacchette.

LA PUREZZA - Nudo. Crudo. Puro. C'è anche lui, il sashimi. Disteso sul ghiaccio e presentato a modo di vaso di fiori, per un vero florilegio di capesante, seppie a julienne con tobiko al top (uova di pesce volante), salmone, tonno, branzino e rossi gamberi di Spagna carabineros. Wasabi a latere a completare l'opera. E non manca certo il sushi, multipiano e multiversione, con i dragon roll a formare sinuosi serpentoni di bontà. Impreziositi da astice gratinato o da guacamole e tempura. Rosa gli uni, verdi gli altri. Passionali i primi, dolci gli altri. Con nigiri al seguito. Prelibatezze dall'anima nobile, leggere ed eteree, da abbinare a vini italiani e francesi, allo champagne, oppure, perché no, al Mojito al sakè o all'intrigante Caipisakè. E per finire, more, fragole, ananas, melone, dolcetti di un laboratorio artigianale e distillato di prugne. Un vero passito con gli occhi a mandorla.

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