Milano Food&Wine Festival

Cuochi e di(vini) fuochi

Dal 4 al 6 febbraio si alza il sipario sul Milano Food&Wine Festival

È il più grande temporary restaurant al mondo. E apre al primo piano del MiCo di via Gattamelata, dal 4 al 6 febbraio. Per una tre giorni all'insegna dell'eccellenza. È il Milano Food&Wine Festival, enogastronomica kermesse che, alla sua prima edizione, vanta già numeri stellari: 1.400 metri quadrati di spazio: cento selezionatissimi vignaioli aderenti e venti chef pronti a creare in diretta piatti d'autore. Una manifestazione in equilibrio fra assaggi e sorsi di talentuosa produzione, che vanta pure una coinquilina d'eccezione: Identità Golose, di scena al suo fianco, dal 5 al 7 febbraio.

SORSI & SAPORI
- Se a scegliere i vini è stato Helmuth Köcher, presidente del Merano WineFestival e coideatore (insieme a Paolo Marchi) dell'evento meneghino, a degustarli è invece il pubblico. Che ha libero accesso (con il biglietto d'ingresso di 30 Euro) a tutti e cento i banchi d'assaggio. Per un totale di trecento etichette presenti: tre per ogni azienda, pescate dal meglio della cantina. Anzi, delle cantine. Che giungono da tutta Italia e portano nomi prestigiosi come Petra, Castello Banfi, Capannelle e Michele Satta, per la Toscana; Ferrari per il Trentino; Cantina Terlano per l'Alto Adige; Masciarelli per l'Abruzzo; Arnaldo Caprai per l'Umbria e Le Marchesine per la Lombardia. Per un tour a tu per tu col nobil Bacco. Da sperimentare persino gratuitamente, visto che Milanodabere.it (media partner del festival) mette in palio ben dieci ingressi omaggio con la competition. E mentre il vino si racconta? Gli chef preparano delizie nelle due cucine-laboratorio. Dando vita a una culinaria staffetta sotto la regia dei fratelli tristellati Enrico e Roberto Cerea del ristorante Da Vittorio di Brusaporto. Ecco allora le variazioni sul riso: alla carbonara by Davide Oldani del D'O di Cornaredo e al latte di capra, vaniglia e Grana Padano by Cesare Battisti del Ratanà. Ed ecco anche la pasta e fagioli di Massimo Bottura dell'Osteria Francescana di Modena; lo stracotto al cucchiaio di Ugo Alciati di Guido di Pollenzo; e la pizza con-fusione di Beniamino Bilali del bolognese Berberè. Mentre don Rodrigo Oliveira (del Mocotò di San Paolo) mette a punto un brasileiro stufato di fave, verdure e costine di maiale.

IDEE DELIZIOSE
- Cuochi volitivi e propositivi, protagonisti pure delle lezioni di Identità Golose. Il cui tema principale è quello della semplicità, espressa nell'esaltazione delle materie prime, che si acquistano al mercato ma che vanno "Oltre il mercato", rielaborate in forme rispettose dell'originaria fonte. E se sul palco dell'Auditorium salgono Carlo Cracco e Moreno Cedroni, Andrea Berton e Massimiliano Alajmo, René Redzepi e Niko Romito, nelle sale Blu, Lorenzo Cogo (de El Coq di Marano Vicentino) tiene alta la genialità dei ventenni; Pietro Zito (degli Antichi Sapori di Montegrosso di Andria) insegna la naturale cottura sulla terra; Aurora Mazzucchelli (del Marconi di Sasso Marconi) accende il focolare delle donne; e Davide Scabin (del Combal.Zero di Rivoli) mette le mani in pasta. E i fratelli di carne Gian Pietro e Giorgio Damini? Ne inventano di cotte e di crude.
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