Joie de Vivre Bistrot Milano

Can can gourmand

Al bistrot Joie de Vivre, i sapori danzano fra verve e soavità

Nero. Cristalli. E luce. Pronta a filtrare dalle finestre che incorniciano le sale di un ristorante nel quale entrare attraversando una porta girevole Anni Venti, recuperata da una vecchia casa di cura termale. "Era la porta dei miei sogni", confida Antonio Sinesi, patron (insieme a Luca Sacchi) del milanese bistrot Joie de Vivre, angolo charmant a pochi passi da Piazza VI Febbraio. Uno spazio romantico e conviviale, un po' parigino e un po' internazionale, un po' hotel e molto luogo gourmand. In quel suo fascino rétro e in quell'elegante livrea che si svela fra antichi specchi di Murano e applique provenienti da Lione, parquet scuro e boiserie in legno di ciliegio, capace di sposare una carta da parati che ricorda un nipponico kimono. Mentre un poster di Brigitte Bardot, icona della gioia di vivere, vede impressa la data del 30 novembre 1961: il giorno, il mese e l'anno di nascita di Antonio. Quasi un segno del destino.

ESSENZA ETEREA... - Ed è proprio mister Sinesi il vero deus ex machina dell'oasi noir. Con i suoi trentacinque anni di esperienza alle spalle e con al fianco una moglie giapponese, musa ispiratrice per la realizzazione di progetti e desideri. "Faccio il lavoro che adoro e ho sposato la donna che amo", dice Antonio, nato a Milano ma di origini pugliesi. Che trapelano da alcuni piatti del menu, studiato con cura e passione. Per una cucina mediterranea semplice ed essenziale ma anche sapida e ricercata, che pesca dalla tradizione rileggendo alcune ricette con estrosa saggezza. Ecco dunque le orecchiette con patate e cozze, rivisitazione pastifera della tiella; gli strigoloni alla messinese, con pesce spada, capperi in fiore, olive e pomodori; e i soffici gnocchetti verdi con vongole e bottarga. Che piove pure sulle gioiose linguine ai frutti di mare. Intanto, i tagliolini accolgono lo scorfano e i tortelloni si vestono di nero di seppia. Per una marina sfilata all'italiana. E per sperimentare la quintessenza della freschezza? Agrumata tartare di gambero rosso di Mazara del Vallo con gelato al limone. Mentre l'ittico fritto misto sorprende per levità e delicatezza, fra scampi, totani, gamberoni e acquadelle accoccolati su un letto di zucchine. Invece in padella, anzi in padellata limousine, finiscono carpaccio di branzino e code di gamberi. Insieme a insalata belga, trevigiana, soncino, lattuga, rucola, patate e brodetto di pesce. Per una regale portata di mare, da abbinare a un Soave della veronese tenuta Masi.

... E SPIRITO TERRENO - E per restare con i piedi per terra? Si possono assaporare le orecchiette con salsiccia, cime di rapa e ricotta salata; il tortino di sfoglia e carciofi o il morbido risotto ai porcini. Senza dimenticare la serie dei filetti, fra cui spicca quello della casa: tagliato alla moda di Robespierre (a fettine), adagiato su pane carasau e corredato da cipolle fritte e salse homemade. Così come fatte in casa sono le focaccine servite nel cestino del pane, da accompagnare al burro presentato nella cocottina in candida porcellana. Mentre in una tiepida scodellina cantano i "ricchi e poveri": scampi al vapore con fagioli toscanelli saltati in olio extravergine e pepe. Per grintosi bocconi zigzaganti fra acqua e campagna. Il cannolo, invece, va dritto in Sicilia. Catturandone il profumo ma scomponendosi nei diversi ingredienti. Risultato? Un dessert piramidale i cui protagonisti sono gelato al pistacchio, ricotta di pecora, scorze d'arancia caramellate, zenzero candito e mandorle. Perfetto con il Cielo d'Alcamo, vendemmia tardiva di sauvignon e catarratto della maison palermitana Rapitalà. Che compare nella carta dei vini accanto ad aziende note e meno conosciute del Bel Paese vitivinicolo. Al fine di assecondare qualsiasi esigenza di gusto. "Perché la nostra missione è quella di far felice l'ospite", dichiara serenamente Antonio. Con cortese e discreto savoir faire.
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