Barbera Garibaldina

Alla scoperta di una signora in rosso dall'anima rivoluzionaria

"La Barbera è la ruvidità elegante", sosteneva il grande enogastronomo Luigi Veronelli. E se a ricordarlo è pure il sommelier campione del mondo Luca Gardini, si può star certi che mai aforisma fu più azzeccato. Del resto lei è così, una baronessa piemontese né barbara né burbera, ma indubbiamente un po' berbera. Per dirla romanticamente con Jean-Jacques Rousseau: una buona selvaggia dall'anima pura ma dallo spirito grintoso. Una garibaldina dalla "camicia" rossa, dal cuore patriottico e dal carattere combattivo. Capace di spezzar stereotipi che la dipingono come ostica, ostinata e opulenta. E in grado di raccontarsi con fierezza, finezza e leggerezza. Non dimenticando mai le sue autentiche radici. Che affondano nelle terre astigiane e cuneesi.

FORZA MONFERRINA
- Matura, rotonda e virtuosamente acida, la Barbera d'Asti doc Pomorosso è seducente e avvolgente nel suo porpora intenso. Una nobil signora griffata Coppo, nata fra i vigneti di Agliano e Castelnuovo Calcea e "invecchiata" nelle barrique che riposano nelle Cattedrali Sotterranee di Canelli, sacri templi scavati nel tufo e vocati al culto del vino. Una nobildonna di rango, interprete di quella che mister Gardini annuncia come "Barbera Revolution". Ovvero di una Barbera che vuol esser rivoluzione, evoluzione e rivelazione di un nettare "istintivamente bevibile", "tradizionalmente all'avanguardia" e caratterizzato da una spiccata e "longeva giovinezza". Dopotutto, basta assaporarlo in verticale per accorgersi di una prontezza d'espressione che muta nel tempo, assumendo sfumature talora più speziate e balsamiche, talaltra più succose e fruttate. "La Barbera per noi è tutto. Anzi, mi sa tanto che il nostro sangue è fatto all'80% di Barbera", dice Gianni Coppo, terza generazione di una vitivinicola stirpe che si declina al futuro con Massimiliano ed Edoardo. E che guarda al Pomorosso come al suo vessillo, simbolo di possente armonia e di enoaristocrazia. Ma che non trascura altre donzellette che vengon dalla campagna: il Camp du Rouss, Barbera-dea dell'equilibrio e della festosa convivialità; e L'Avvocata, Barbera giovane e un po' scapigliata. Rubina complice della bagna cauda.

ENERGIA LANGAROLA
- E se ci si spostasse nelle Langhe? Si scoprirebbe la Barbera d'Alba doc siglata Costa di Bussia, sbocciata fra i vigneti marnosi della Tenuta Arnulfo: 15 ettari a Monforte d'Alba, pronti a mutuare il nome da quel cavalier Luigi Arnulfo che, sul finire dell'Ottocento, fu produttore e pioniere del Barolo. Cugino di una Barbera d'alto profilo sensoriale qual è il Campo del Gatto annata 2009. Un cru d'eccellenza, nato da una vigna di magna esperienza (visto che ha più di quarant'anni), fresco al palato, per nulla tannico e piacevolmente floreale. Con le sue nuance di violetta a fondersi con note di ginger, cardamomo, ginepro e cannella. Mentre in bocca svela tutta la sua fruttata essenza di marasca. Regalando una vellutata emozione. A dimostrazione del piglio verace e polveroso della bella Barbera, Venere terrena dalla raffinata audacia. Che si traduce in schietta morbidezza nella sua versione più giovanile, affinata per nove mesi in grandi botti di rovere di Slavonia. E venuta alla luce in un'azienda che appartiene alla famiglia Sartirano. Dal 1871 nel mondo del vino, inglobando anche le Cantine San Silvestro e Cascina Ghercina, in quel di Novello. Anche se il fiore all'occhiello rimane il quartier bacchico della Bussia. Roccaforte in cui "fermenta" la moschettiera Barbera.
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