Fashion System

Isola della moda: sostenibilità, vintage e latte

La moda critica, indipendente e sociale

Vicino alla Stazione Garibaldi c’è anche la fermata Isola della Moda, uno spazio espositivo e creativo dedicato ai giovani designer che desiderano far sentire la voce critica e autonoma di una creatività differente.

UN'ISOLA INDIPENDENTE"Il progetto è nato nel 2004 come showroom per una linea autoprodotta di t-shirt -spiega Guya Manzoni, una dei proprietari- con due declinazioni: Spaghetti Connection, che usa i soggetti tipici della cultura italiana del passato, e Charity Brand, la linea più street nella grafica che, attraverso la t-shirt, veicola un messaggio con un valore sociale". Dopo i primi esperimenti il campo viene allargato ai piccoli laboratori di sartoria creativa che producono pezzi unici e collezioni ad edizione limitata. Mantenendo sempre una filiera produttiva etica e sostenibile.

MODA CRITICA – Attenzione alle caratteristiche etiche dei capi d'abbigliamento e al consumo responsabile. "I capi ospitati dallo showroom esprimono la voglia di reinventare la manualità e la creatività con un punto di vista critico, differente, ma non per questo antagonista, rispetto al tradizionale fashion system". -continua Guya. Uno degli aspetti di questo diverso modo di vestire è l'uso di tessuti biologici, come nella linea Mi vesto di latte che riscopre l'uso del Milkofil, prodotto dagli scarti dell'industria casearia. Le buone intenzioni non sono solamente negli abiti. Lo showroom si propone come supporto, attraverso i servizi di stampa, modellistica e produzione, per stilisti emergenti che cercano aiuto per avviare il proprio progetto.

VINTAGE E IDENTITÀ – In esposizione le creazioni della designer Francesca Caira, che riscrive la storia di vecchi capi con nuovi modelli: una camicia e una cravatta vintage diventano insieme un kimono. Anche Recyclarte trova nuovi utilizzi per oggetti vecchi con la collaborazione di una cooperativa in Brasile, dove vengono raccolte e disinfettate le vecchie lattine per creare borse. Il marchio Lavgon invece utilizza sete e cotoni di una cooperativa di donne del Laos, senza buttare via niente. L'insieme degli scarti delle lavorazioni sartoriali è la base per cinture e accessori patchwork.

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