Dal'India con furore

Lunedì in giro per Milano a inseguire i grandi nomi della moda

Ben si è capito che per l’anno prossimo per essere "In" bisogna ispirarsi ai costumi e colori dell’India bollywoodiana. "Così fan tutti": Rocco Barocco, Armani, Just Cavalli, ecc.
La linea Just Cavalli è stata presentata in una struttura appositamente costruita sul retro del castello sforzesco di Milano trasformata in giungla indiana notturna, digitale, techno futuristica, fatta di animali in neon e plexiglass, di piante e fiori, e di una cascata da cui ha iniziato per inaugurare la sfilata, il tutto con lo sfondo sonoro di versi animaleschi come ruggiti, cinguettii e barriti e scroscianti tuoni.
L’aria che si respirava era quella dei grandi safari del periodo coloniale inglese, visibile nel sari e denim coloniale dei corsetti, giacche militari, jeans bianchi, mini boleri e grandi borse in pelle.
All’india hippie-kitsch sono ispirate le stampe animalier, un must per Cavalli, delle maglie, camicie e longuette per la sera, a cui vanno abbinati grandi orecchini etnici e gioielli a forma di scimmie, elefanti, farfalle e serpenti distribuiti sui pantaloni e cinture.
Ospite d'onore Eamon.

Anche Armani rispetta il richiamo all'India, ma con la raffinatezza che gli è propria.
I dettagli spiccano per la ricercatezza del materiale e i colori sono tutti molto naturali. I tagli rendono le figure affusolate grazie a giacchette strette e capi cuciti addosso. I pantaloni sono alla cavallerizza o stretti fino al polpaccio.

Rocco Barocco non è da meno, ma vi aggiunge un axploit di colori cangianti verde-fucsia e fucsia-gialli e soprattutto uno straordinario ospite: il Lama Chode Rimpoche. A sfilare per Barocco la bella e pagatissima Mariacarla Boscolo.

Dal Brasiliano Icarius, disegnatore della Maison Lancetti, la passerella si trasforma in un ricettacolo di stilemi e colori che richiamano alla mente le molteplici etnie che popolano il mondo. Teloni di plastica argentata trasparente e le piante danno l’impressione di vivere un miraggio: oasi in mezzo al deserto.
Le stampe grafiche floreali e hi-tech sono un caleidoscopio di colori. I cordoni costruiscono i capi, li disegnano e ornano bordi e scollature fino ad invadere le calzature. Gli chiffon ultraleggeri e colorati respirano, mentre le conchiglie e le microbiglie che decorano gli abiti suonano melodie esotiche.

A chiudere le sfilate della giornata è salita sulla passerella della discoteca Alcatraz la donna Exté 2005. La passerella era a forma di X e su due punte erano collocati due gazebo velati e tavoli con bicchieri e bottiglie nere, il tutto illuminato da grandi lampadari a forma xilizzata.
La novità presentata dalla maison è trasformare l’intimo in capo spalla; il blazer è costruito sulla guepière e ha l’allacciatura incrociata tipica della corsetteria.
Il trench è tutto a rete, la giacca ha tagli a X doppiati di tulle su fianchi e schiena, il giubbotto in pelle si riduce in coprispalle con maniche e con tasche staccabili. La trasgressività della donna Exté si vede nel collare etno-maso con catena sadomasochista in cuoio color ebano.
A conclusione del defilè, magliarde baccanti con in mano vassoi di uva nera danzavano sinuose mentre i camerieri allestivano, nei vari spazi disponibili, grandi cilindri ricoperti di stuzzicherie varie. Stuzzichini salati, spiedini di frutta e fiumi di prosecco erano accompagnati dal sound del dj Chaty e Guetta e dallo staff del Pacha di Ibiza.
Fuori dal locale molta gente senza invito chiedeva: Where's party? E come in una nota pubblicità la riposta era: No Exte', no party!

di Leo Pedone

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