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Paesaggi e assaggi di Mirò

A Ferrara, per ammirare le opere del grande artista e per mangiare ricette e lui ispirate. Fino al 25 maggio

Città d'acqua e di terra, Ferrara accoglie nel suo grembo quella che di Joan Mirò è stata la concezione della terra e del paesaggio. Una mostra ricca di capolavori, che le sale di Palazzo dei Diamanti concedono agli occhi del viaggiatore per fargli scoprire l'evoluzione di un artista e del suo pensiero. In continuo movimento nel tempo, logico e illogico della vita.

MIRAGGI - Mirò è libero, creativo. Il suo realismo giovanile si dilata in una forma di astrazione che sfocia nel surrealismo, senza rimanerne intrappolata. Anzi, va oltre, raggiunge nuove mete espressive, fino ad anticipare l'Informale americano ed Europeo. I suoi segni, le sue linee geometriche si fanno via via fluttuanti, per passare dalle fogge palesi del gatto, del cesto e del coniglio ne La contadina del 1922-23 al sinuoso coniglio giallo su sfondo rosso e orizzonte blu del 1927. La campagna della Catalogna si dilata, abbracciando il respiro del mondo, dopo essersi espressa nel linguaggio onirico, stilizzato e metaforico di Terra arata, Paesaggio catalano, Contadino catalano con chitarra e Testa di contadino catalano del 1923-24. Mirò è fuori da ogni schema precontetto. Parla della sua terra di origine ma le sue tele narrano dell'universo tangibile e non. Racconta della natura ma non resta imbrigliato nella natura. Rimanda ad altro, ad altri significati, tenendo le radici in un suolo vissuto come ruralità, sessualità, fertilità, metamorfosi e aldilà. E non rimane neppure ancorato al dipinto canonico, arricchendo (o aggredendo) la tela con pece, sabbia, ghiaia, corde e reti da pesca. Fino ad approdare ai collage e agli assemblaggi, alla ceramica e alla terracotta. Del resto, è terra anche questo.

A TAVOLA CON MIRÒ - E dopo il paesaggio ammirato e contemplato, arriva l'assaggio. Nei ristoranti della città, che fino al 25 maggio, conclusione dell'esposizione, propongono una serie di ricette marcatamente spagnole oppure ispirate all'artista. Ecco allora la catalana scomposta con mazzancolle di Goro, tagliolini al nero e fricassea di zucca a La Borsa wine bar (corso Ercole I° d'Este, tel. 0532 243363); la fideua (paella di pasta) di bigoli al torchio con gamberi, pollo e crema di peperoni dolci nonché la sarsuela di dentice d'amo Alle Candele d'Edera (via Montebello 79/a, tel. 0532 203062); calamari e baccalà nelle "Costellazioni" di Mirò a Quel fantastico giovedì (via castelnuovo 9, tel. 0532 760570); le capesante nel blu all'enoteca Mezza Luna (via Terranuova 62, tel. 0532 209151); i tortelli neri ripieni di branzino con ristretto di crostacei leggermente piccante e capesante brasate allo Zafferano (via Fondobanchetto 2/a, tel. 0532 763492); e "Il campo coltivato", piatto unico vegetariano con prodotti locali (crostata salata di melanzane e patate, budino di zucca e ricotta con crema di parmigiano all'amaretto, crespelle di caciotta e robiola allo zafferano, tortelli di mozzarella ed erbette al pomodoro leggermente piccante e saccottino di toma stagionata con zucchine e arance flambate al Big Night Da Giovanni (largo Castello 38, tel. 0532 242367).

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