Maria Callas

Anteprima mondiale al Teatro alla Scala del documentario sulla voce che incantò il mondo

Assolutamente Callas: diva, soprattutto donna, fiera, tremendamente fragile, usignolo dalla voce d'aquila. Maria Callas fu, è e sarà sempre la voce per eccellenza della lirica, in grado di eseguire qualunque partitura, anche la più insidiosa, la più versatile, la più drammaticamente intensa. Il documentario di Philippe Kohly , presentato con successo all'ultima edizione del Festival del Cinema di Venezia e riproposto al Teatro alla Scala, ne ripercorre gli esordi, in quel di New York, quando Maria era una ragazzona soggetta a continui attacchi di bulimia, quando nessuno - nemmeno la madre - credeva in lei.

CALLAS ASSOLUTA - La voce è l'unico suo lasciapassare, una garanzia, una panacea per un'anima tormentata. Ottenuto l'accesso al prestigioso conservatorio di Atene, l'escalation è veloce e fulminante. Successi dapprima in Grecia, poi a Parigi, nei teatri europei e nel tempio mondiale della lirica, la Scala di Milano, regno della fin allora incontrastata Renata Tebaldi. Il matrimonio con l'attempato imprenditore veronese Giovan Battista Meneghini colma in parte quel bisogno d'amore che la logora lentamente. Maria si rifugia in una dimensione borghese, fatta di lavoro e ordine domestico.

DA BRUCO A FARFALLA - Maria si vede brutta e grassa, perde nel giro di 6 mesi oltre 40 kg, sceglie ora abiti delle migliori griffes, gioielli raffinati, inizia la costruzione del mito di sè che, nel giro di pochi anni, la farà diventare, agli occhi e alle orecchie di tutto il mondo, la Divina. Violetta, Mimì, Elvira, Medea: Maria entra ed esce da ogni personaggio, ne risveglia coloriture, porta in scena vite distanti con un'espressività che finora nel bel canto era sconosciuta, lavora sulla mimica facciale, sul recitativo, sui gesti insieme a Zeffirelli, Visconti. Sempre più strumento musicale, la sua voce non ha rivali, persino oltreoceano. Il Metroplitan di New York la celebra degnamente. Meneghini non le può offrire più la vita che cerca, la Divina è assetata di passione  e il lavoro le impone ritmi troppo serrati: le tournée, i primi dissapori con il pubblico, con i direttori dei teatri, gli impercettibili ma inquietanti cedimenti vocali. Un filo di malinconia traspare dai suo occhi: la diva vuole vivere da donna. Entra in scena l'armatore più famoso e potente al mondo, il greco Aristotele Onassis. La crociera sul lussuoso panfilo Christina, meta ambita da personaggi del calibro di Wiston Churchill, segna la fine del matrimonio decennale con Meneghini e lo scaturire dell'intenso legame, quello con Ari, già sposato con Tina.

LO SPLENDORE E IL TRAMONTO - Maria conosce le gioie della passione fisica, non si dedica più alla cura della voce, vive in funzione di un uomo carismatico, ma egoista, che la porterà a congedarsi dalle scene. Divorzia dal suo imprenditore, incurante degli scandali, dei giudizi non teneri nei suoi confronti, giovane e bella donna che sceglie un anziano quanto discusso signore. Onassis ama solo il suo spropositato ego e, per convenienza, sposa, quasi a sorpresa, la vedova Kennedy. E' l'inizio della fine, a nulla sevirà il ritorno sulle scene: la voce non tiene, ma il pubblico la esalta come allora, più di allora. Gli ultimi anni Maria li trascorre in solitudine nel suo appartamento a Parigi, poco distante dall'unico uomo che abbia mai amato, Aristotele, poi la morte di Ari e, depressa, colma di tranquillanti ed eccitanti, triste e inutile - come lei stessa si definisce - muore nel suo bagno per embolia polmonare il 16 settembre 1977. Le ceneri saranno sparse nel suo Mar Egeo in tempesta, libere, selvagge e controvento. Il mito è intatto, la voce è rimasta, mai più uguagliata, l'alone di magia e il carisma di una greca innamorata inebriano ancora milioni di persone e sono spunto per film, libri e concerti. Il fuoco della Divina continua ad ardere.

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