Il babà e i quaranta pasticceri

Riscoperta dell'artigianalità e un pizzico di creatività: la pasticceria italiana svela i suoi buoni propositi

ESPERTI IN DOLCEZZA - Il babà non è certo la loro unica specialità. Anzi, è solo una tra le tante, innumerevoli delizie che ogni giorno impastano, infornano e decorano con tanta cura e passione. I quaranta figli del dio goloso sanno bene fare il loro lavoro e dal 1993 sono uniti in un'associazione che ha il preciso obiettivo di valorizzare e tutelare la qualità delle ghiottonerie made in Italy: l'Ampi, acronimo per Accademia Maestri Pasticceri Italiani, appunto. Che ogni anno organizza un simposio pubblico per far incontrare tutti i suoi proseliti. Un'opportunità unica per i professionisti del dessert, che hanno modo di confrontarsi, collaborare e crescere insieme nel nome della bontà. E anche di sfidarsi a colpi di dolci bocconi.

"Stiamo lavorando alacremente per fare in modo che l'artigianalità venga difesa a tutti i costi", sostiene Gianni Pina, presidende dell'Ampi. "E' necessario esaltare ogni singolo ingrediente affinché i sapori rimangano sempre ben distinti. Insomma, la parola d'ordine deve essere semplicità, quella capace di onorare le materie prime grazie a sapienti abbinamenti". 
 
ACCADEMICI ALLA PROVA - Quest'anno al XIV Simposio Pubblico, tenutosi qualche mese fa nell'ospitale e solare Palermo, c'eravamo anche noi, eccezionalmente invitati ad assistere alla sessione di degustazione delle delikatessen in gara. Una sorta di tavola rotonda (anzi, a ferro di cavallo) in cui i convenuti pasticceri, divisi in gruppi e rigorosamente in bianca divisa con tanto di cappello, dovevano giudicare l'operato mangereccio dei colleghi. Due i temi cardine della sfida: un dolce da forno ai pistacchi di Bronte e un dessert al bicchiere al mandarino, palese omaggio alla terra di Sicilia. E i quaranta mastri pasticceri si sono dimostrati all'altezza della situazione, sottoponendo a vista e palato vere opere di golosità. Minuzioso il vaglio delle verdi fettine (colore conferito dal pistacchio) e tecnico l'affondamento del cucchiaino nelle soffici consistenze al gusto del piccolo agrume. Oculati i punteggi. Uno il risultato: vittoria al bicchierino del gruppo lombardo, capitanato da Iginio Massari della Pasticceria Veneto di Brescia e formato da Gianni Pina della Pasticceria Pina di Trescore Balneario (Bergamo), Giancarlo Cortinovis dell Pasticceria Cortinovis di Ranica (Bergamo) e Vittorio Santoro della scuola Cast Alimenti di Brescia; e vittoria pure al dolce da forno del gruppo veneto guidato da Gianni Tomasi della Pasticceria Tomasi di Verona e formato da Alessandro Busato della Pasticceria Busato di Isola della Scala (Verona), Riccardo Ferracina della Pasticceria Ferracina di Camisano Vicentino, Carlo Pozza della Pasticceria da Venicio di Arzignano (Vicenza) e Andrea Zanin della Pasticceria Zanin di Venezia.

OPERE A TEATRO - Strabiliante anche la competizione tenutasi al Teatro Massimo, dove gli accademici si sono cimentati nell'allestimento di un tavolo che avesse come filo conduttore l'arte, la cultura e la tradizione della bella Trinacria. Difficile decretare i vincitori, fra sculture di zucchero, cioccolato e ghiaccio alquanto scenografiche. Ma poi la scelta è caduta sugli ingegnosi siciliani (Santi Palazzolo delle Pasticcerie Palazzolo di Cinisi e dell'Aeroporto Internazionale Falcone e Borsellino, Salvatore Cappello della Pasticceria Cappello, Antonino Accardi del Bar pasticceria Accardi e Giovanni Pace della Pasticceria L'Altro Dolce, tutti e tre a Palermo). E per finire in dolcezza, un premio a Luigi Biasetto di Padova come Pasticcere dell'Anno. Del resto la sua torta Sette Veli (leggero trionfo di varie mousse) ha vinto la Coppa del Mondo di Pasticceria nel 1997 e ormai è divenuta un'istituzione.

© Copyright Milanodabere.it - Tutti i diritti riservati

Correlati:

www.accademia-maestri-pasticceri.it