Divina Commedia - Inferno, corpi e visioni

Gli Arcimboldi esultano per la prima tappa di un progetto teatrale che restituisce dignità alla scena italiana

Se leggere l’Inferno dantesco sulla scena attraverso corpi in movimento e suoni è un pretesto per squarciare la storia, allora ci sta la provocazione del visionario Emiliano Pellisari. Questa volta niente parole, ma una carrellata di tableaux albeggiano sul palcoscenico degli Arcimboldi per lo strepitoso Divina Commedia - Inferno, primo atto di una trilogia che liquefa il caposaldo della nostra letteratura nella corposità della danza contemporanea. 

CORPI E VISIONI - Quei sei corpi volano e si librano sospesi nell'aria. Le luci di Filip Marocchi lasciano le impronte di pennellate caravaggesche in perfetta sintonia con i costumi di Noemi Wilfsdorf, che restituiscono al corpo la perfetta nudità dell’anima. E qui non si tratta soltanto di scavare tra i canoni del teatro medievale, riportare in auge l'illusionismo tipico di una teatralità che si era paradossalmente "imbastardita" nel panta rei rinascimentale. Siamo di fronte ad una provocazione contemporanea che libera i miti danteschi dagli asfissianti canoni scenici. Ritornano come due inguaribili volatili Paolo e Francesca, tra le fiamme ardenti di quella passione che attualizza una necessità dei giorni nostri: uno sterminato bisogno d'amore, adesso che ci barcameniamo nel tunnel di guerre, nefandezze, mostruosità.

OLTRE L'INFERNO - I corpi di questi giovanissimi danzatori – applausi a scena aperta per Annalisa Ammendola, Mariana Porceddu, Giulia Consoli, Gabriele Bruschi, Yari Molinari, Patrizio Di Diodato – evocano i movimenti fluttuanti di angeli e demoni, in una conflittualità trascendentale che crea e disfa forme, trascinando l’empasse circense che sarebbe piaciuto a Federico Fellini. Dietro questa delirante mistificazione, Pellisari ci fa intravedere un pizzico di luce nell’ultima scena. E' il presagio che aspettavamo: oltre il buio dell'inferno c'è "il candore", nonostante la strada sia ancora lunga e faticosa. Applausi meritati e prolungati per uno spettacolo che restiuisce smalto ai cartelloni piatti delle ultime stagioni.

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