Andare a teatro per farsi una doppia razione di "teatro dell'assurdo" non è un'idea spericolata. Ritrovare il teatro di Beckett e Ionesco a pochi minuti di distanza suggerisce allo spettatore un percorso diverso. Perché non ci riappropriamo del ruolo "sociale" che il teatro dovrebbe tornare ad avere nelle nostre vite? Il nuovo spazio polifunzionale del Teatro Franco Parenti è perfetto per questa operazione: il rito della scena si consuma senza sacrilegi, ma già in fila al botteghino sembra di essere entrati in una nuova dimensione. Se per sbadataggine vi sentite a Parigi o a Berlino, lasciate pure che accada.

PAROLE CHE CADONO DALLA BOCCA - Come commenterebbe Samuel Beckett la pagina del giornale di una delle nostre mattine, tra crimini e misfatti, gialli irrisolti, escort deliranti e trans in rivolta? Parole che cadono dalla bocca sembra scritto pochi istanti prima che il bravo Roberto Trifirò entri in scena. Sono le luci a scandire il ritmo di quel monologo tra interno ed esterno, dove la teologia si scaglia contro la brutale carnalità della natura umana, dove le sfaccettature contraddittorie dell’amore si oppongono ai gorgheggi mentali. Queste parole scorrono lisce come l’olio, senza le manette della punteggiatura, fluttuanti e dense come quelle della Molly joyciana.

DELIRIO A DUE - A dare un perimetro a queste concessioni di pensiero ci pensa Ionesco con l'aiuto di Bob MarcheseFiorenza Brogi, davvero irresistibili in Delirio a due. Così il meschino salotto borghese diventa la prigionia di due amanti e le ritorsioni della parola mettono in luce la pubblica ottusità, le gigantesche banalità che accecano lo slancio del quotidiano. E pensare che questo elogio all'arte del grottesco è stato scritto più di cinquanta anni fa, ma solo oggi appare davvero consistente e profetico: le bombe continuano a fare danni, gli uomini si lasciano corrompere dalla rassegnazione, le marionette sono quei microbi seduti accanto a noi.

Non è una giostra di parole, ma adesso "il teatro dell'assurdo" non è più "strampalato", non è più "assurdo", perché fa ritrovare il brontolio cosmico di Beckett e il ghigno tagliente di Ionesco su un'unica verità: la desolazione. La desolazione si muove come sabbie mobili sotto i nostri piedi, la desolazione striscia accanto alle nostre coscienze, la desolazione ci spinge nel baratro della volgarità dell’apparire. Il teatro è l'unico punto luce. Un passo indietro è necessario perché sul palcoscenico c'è una via migliore.

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